Guai se la fede è vecchia di un'ora.- Robert Musil
Guai se la fede è vecchia di un'ora.
Molto prima dei dittatori la nostra epoca ha prodotto la venerazione spirituale dei dittatori.
La nostra civiltà è un tempio di ciò che non sorvegliato sarebbe chiamato follia, ma è anche il luogo dov'è tenuto sotto sorveglianza.
Se dal di dentro la stupidità non assomigliasse tanto al talento, al punto da poter essere scambiata con esso, se dall'esterno non potesse apparire come progresso, genio, speranza o miglioramento, nessuno vorrebbe essere stupido e la stupidità non esisterebbe.
Quasi ogni prima passione è di breve durata e lascia dietro di sé un gusto d'amaro.
Nessuno sapeva bene che cosa stesse nascendo; nessuno avrebbe potuto dire se sarebbe stata una nuova arte, un uomo nuovo, una nuova morale o magari un nuovo ordinamento della società. Perciò ognuno ne diceva quel che voleva. Ma dappertutto si levavano uomini a combattere contro il passato.
L'uomo felice non abbisogna di fede.
Se la fede non facesse felici, non sarebbe creduta: quanto poco essa varrà dunque!
La fede è un crampo, una paralisi, un'atrofia della mente in certe posizioni.
Si può porre come norma generale che una fede qualsiasi, quanto più procura di conciliarsi colla scienza, tanto più rapidamente decade.
La fede comincia appunto là dove la ragione finisce.
Ognuno è incline a credere in ciò che desidera, da un biglietto della lotteria ad un passaporto per il paradiso.
Vive più fede nell'onesto dubbio, Credimi, che in metà delle religioni.
La fede sposta le montagne.
Credo nel Dio di Spinoza che si rivela nell'armonia di tutto ciò che esiste, ma non in un Dio che si occupa del destino e delle azioni degli esseri umani.
In fondo sento che la mia vita è sempre più governata da una fede che non ho più. La fede ha questo di particolare che, anche quando è scomparsa, agisce ancora.