Più che in Dio, l'italiano crede nei miracoli.- Roberto Gervaso
Più che in Dio, l'italiano crede nei miracoli.
È triste avere senza essere, ma com'è difficile essere senza avere.
Fortuna è il nome che diamo al successo altrui.
Il coraggio è contro natura. Lo dimostra il fatto che pochi ne hanno.
Il radical-chic si struscia a destra, ammiccando a sinistra.
Nessun imbecille è così imbecille da non capire l'utilità di unirsi ad altri imbecilli contro gli intelligenti.
Ma guarda un po' che fortuna stare qua in mezzo a tanta civiltà.
Gli italiani fabbricano porte magnifiche ma se desideri tener fuori il prossimo usa un lucchetto americano.
Non è vero che in Italia non esiste giustizia. È invece vero che non bisogna mai chiederla al giudice, bensì al deputato, al ministro, al giornalista, all'avvocato influente. La cosa si può trovare: l'indirizzo è sbagliato.
L'Italia non è una provincia, è la Signora delle altre province.
Gl'Italiani hanno voluto far un'Italia nuova, e loro rimanere gl'Italiani vecchi di prima, colle dappocaggini e le miserie morali che furono la loro rovina; pensano a riformare l'Italia, e per riuscirci bisogna, prima, che si riformino loro.
L'italiano è per il divorzio, l'aborto, la pillola, la fecondazione artificiale, ma spende un milione per il vestito della figlia che va alla prima comunione.
Un italiano è un latin lover, due italiani sono un casino, tre italiani fanno quattro partiti.
L'antica paura degli italiani: quella di migliorare il peggio.
Gli italiani guadagnano netto, ma vivono lordo.
Queste due malattie italiane: l'avvocato e il professore.