Avidamente allargo la mia mano: dammi dolore cibo cotidiano.- Salvatore Quasimodo
Avidamente allargo la mia mano: dammi dolore cibo cotidiano.
Si china il giorno e colgo ombre dai cieli: che tristezza il mio cuore di carne!
La mia terra è sui fiumi stretta al mare, non altro luogo ha voce così lenta dove i miei piedi vagano tra giunchi pesanti di lumache.
Fatica d'amore, tristezza, tu chiami una vita che dentro, profonda, ha nomi di cieli e giardini. E fosse mia carne che dono di male trasforma.
E quel gettarmi alla terra, quel gridare alto il nome del silenzio, era dolcezza di sentirmi vivo.
Chi aumenta sapienza, aumenta dolore.
Ascoltatemi nel mio dolore, perché può darsi che non vi richiami mai più.
Il dolore. Se ti posso sopportare, sei leggero; se non posso, durerai poco.
Ho provato ad affogare i miei dolori, ma hanno imparato a nuotare.
Pace, pace una volta al mio tormento, Stanco di più patir, dai suoi legami Fugge il mio spirto, e si dilegua al vento.
Se il lamentarsi non risuscita nessuno, se il soffrire non muta una sorte immobile e fissa per l'eternità e la morte non ha mai mollato quel che si è preso, cessi un dolore in pura perdita.
Salutarsi è una pena così dolce che ti direi addio fino a domani.
Il dolore conduce all'amarezza, l'amarezza alla rabbia; viaggia troppo in questa direzione e perderai la via.
Il poeta è un fingitore. Finge così completamente che arriva a fingere che è dolore il dolore che davvero sente.
Se consideriamo sbagliato infliggere una certa quantità di dolore a un bambino senza buone ragioni, dobbiamo, a meno che non siamo specisti, considerare altrettanto sbagliato infliggere la stessa quantità di dolore a un cavallo senza buone ragioni.