Gli infelici credono facilmente in ciò che desiderano molto.- Lucio Anneo Seneca
Gli infelici credono facilmente in ciò che desiderano molto.
La morte non viene una volta sola: quella che ci porta via è l'ultima morte.
Ci sono tre cose da evitare con cura: l'odio, l'invidia e il disprezzo.
L'ira è bramosa di punire, e non è affatto conforme alla natura dell'uomo che una tal brama egli nutra nel suo cuore mansueto. La vita dell'uomo si fonda sulle buone azioni e sulla concordia, ed è spinta al patto di comune aiuto non dalla paura ma dall'amore reciproco.
La vecchiaia segue la giovinezza, e la morte la vecchiaia. Se uno non vuole morire, non vuole vivere.
La punizione più grande per l'uomo perverso consiste nel dispiacere a sé e ai suoi.
L'infelicità degli uomini viene da una sola cosa, non sapersene stare in pace in una camera.
Nessuno è più infelice di un guardone in un campo di nudisti.
L'infelicità deve essere commisurata non tanto al male in sé, quanto al carattere di chi soffre.
Solo recitando la propria infelicità si può superarla.
Coloro che non s'adeguano sono il sale della terra, il colore della vita, condannano se stessi all'infelicità, ma sono la nostra felicità.
Non c'è niente di più comico dell'infelicità.
Cosa e dove saremmo senza la nostra infelicità? Essa ci è, nel vero senso della parola, dolorosamente necessaria.
Non c'è gioia per chi procura l'infelicità altrui.
Meglio essere infelici sui cuscini di una Rolls Royce che sulle panchette di un tram.
Dal non poter assodare cosa avvenga nell'anima di un altro, non è facile che provenga infelicità: infelicità grande invece necessariamente deriva a chi non tiene dietro ai moti dell'anima propria.