È il povero che conta le sue pecore.- Lucio Anneo Seneca
È il povero che conta le sue pecore.
Lo stolto, tra gli altri mali, ha anche questo: incomincia sempre a vivere.
Nessuno si preoccupa di vivere bene, ma di vivere a lungo.
In tre tempi si divide la vita: nel presente, passato e futuro. Di questi, il presente è brevissimo; il futuro, dubbioso: il passato, certo.
Abbiate soprattutto il desiderio di separare le cose dal rumore che esse fanno.
Ecco il nostro errore: vediamo la morte davanti a noi e invece gran parte di essa è già alle nostre spalle: appartiene alla morte la vita passata.
L'età in cui si divide tutto, è quella in cui non si possiede nulla.
La scuola della povertà è la nulrice dei grandi animi.
C'è una povertà in questo tipo di vita, una povertà diversa da quella materiale di una volta. Una povertà interiore che, più che far paura, umilia. Umilia la grande ricchezza, la grande potenzialità che c'è in ognuno di noi.
Così facilmente s'acquisterebbe il vivere, se il desio di accumulare denari non impoverisse gli altri.
Per ogni povero che impallidisce di fame, c'è un ricco che impallidisce di paura.
Ciò che si deve fare è dare l'opportunità alle persone di uscire dalla condizione di grande povertà nella quale versano con le loro forze. In tal modo esse conservano la loro dignità e acquistano fiducia in sé stesse.
La povertà non porta infelicità, porta decadimento.
Oggi casa povera è il mondo intero, che ha tanto bisogno di Dio!
Niente costa tanto caro come essere poveri.
Quaggiù la povertà è vergogna che nessun merito lava; è delitto non punito dalle leggi, ma perseguitato più crudelmente dal mondo.