Guai della vecchiaia: non potere sollevare un fuscello senza sentirsi morire.- Sergio Solmi
Guai della vecchiaia: non potere sollevare un fuscello senza sentirsi morire.
Sospetto che l'erezione della statua alla Dea Ragione coincida con l'inaugurazione della ghigliottina.
Poesia, accordo supremo del nostro essere con se medesimo. Far poesia, in fondo, vuol dire senz'altro riconoscersi. Quando la parola è accettata senza reticenze, quando la parola non forza nulla, e le basta lasciarsi dire.
Eppure, e forse perciò stesso, soltanto le passioni possono farci veramente conoscere qualcosa di noi. L'odio l'amore, il disgusto, l'umiliazione, soprattutto l'umiliazione. Essa incide spesso in noi un pensiero rigoroso, come un lampo, nella notte, ci rivela le ramificazioni di una foresta.
Non sgomentarsi dei nostri sbagli, delle trappole in cui incappiamo. Non sono mai insuperabili. Lasciarsi condurre per mano dalla vita.
Vecchiaia. È quel momento della vita in cui si chiude un occhio sui vizi che ci si può ancora concedere e si scagliano fulmini su quelli che non si è più in grado di commettere.
La vecchiaia è l'età della discrezione.
Ogni uomo vorrebbe vivere a lungo, ma nessuno desidera invecchiare.
Il prurito dei vecchi, il chiacchierare.
La vecchiaia è il periodo in cui i compleanni non sono più delle feste.
Non essere più ascoltati: questa è la cosa terribile quando si diventa vecchi.
Per la società, la vecchiaia appare come una sorta di segreto vergognoso, di cui non sta bene parlare.
Per un vecchio, la patria è dappertutto dove fa caldo.
La pace della vecchiaia è un placido golfo che apre a poco a poco il varco all'oceano immenso infinito, e infinitamente calmo dell'eternità.
I vecchi sono eunuchi del tempo.