Una malattia non conta nulla, quando non si hanno ragioni per desiderare di guarirne.- Shôhei Ôoka
Una malattia non conta nulla, quando non si hanno ragioni per desiderare di guarirne.
Anche se non hanno voce, i morti vivono. Non esiste la morte di un individuo. La morte è una cosa universale. Anche dopo morti dobbiamo sempre rimanere desti, dobbiamo giorno per giorno prendere le nostre decisioni.
L'ipotesi della vita che perennemente progredisce e si amplifica è certamente un concetto che lusinga l'amor proprio dell'uomo moderno; ma io sono solito esser molto cauto verso tutto ciò che lusinga me stesso.
No, Dio non è nessuno. Dio è una presenza così inconsistente che non può esistere se noi non tentiamo di crederci. La questione sta nel sapere se io mi sono creato una simile illusione.
Piuttosto che credere all'illimitato progresso di una vita gigantesca, ritengo più razionale credere al controllo di un essere soprannaturale, di Dio, per esempio.
Io mantengo verso i medici una benevola diffidenza, perché a furia di studiare le malattie finiscono per considerare la salute anch'essa come una malattia.
Attorno agli ammalati bisogna essere allegri.
Se so che ho una cosa grave e so che esiste, non mi preoccupo, me ne occupo.
Per le malattie estreme i trattamenti estremi sono i più efficaci.
Le nostre malattie sono nuove, come nuovo è il nostro genere di vita.
Il malato è un veggente, nessuno possiede un'immagine del mondo più chiara della sua.
Mi piace la convalescenza: è la cosa per cui vale la pena ammalarsi.
Quando la malattia entra in una casa non si impossessa soltanto di un corpo, ma tesse tra i cuori un'oscura rete che seppellisce la speranza.
La malattia è un linguaggio comunicativo, non un ammasso anarchico di cellule impazzite. Succede che il nostro corpo non sia soddisfatto della vita che fa e si lamenta, tenti di opporsi, critica il cervello per le sue scelte.
Non era triste che la maggior parte delle persone si dovesse ammalare per rendersi conto che è bello vivere?