Non credo che nessuno di noi possa parlare del dolore finché non ne è fuori.- Arthur Golden
Non credo che nessuno di noi possa parlare del dolore finché non ne è fuori.
Tra ciò che avviene di giorno nella quotidianità e ciò che succede di sera dietro le porte chiuse non esiste alcun rapporto e le due cose devono sempre rimanere disgiunte.
Le avversità assomigliano a un forte vento, che non soltanto ci tiene lontani dai luoghi in cui altrimenti saremmo potuti andare, ma ci strappa anche di dosso tutto il superfluo cosicché in séguito ci vediamo come realmente siamo, e non come ci piacerebbe essere.
Un topo che vuole ingannare il gatto non fa capolino dalla sua tana ogni volta che ne sente la voglia.
Una mente preoccupata dal dubbio non può concentrarsi sul cammino verso la vittoria.
Il dolore, in natura, è il più potente degli afrodisiaci.
È probabile che i tormenti del martirio li sentono più acutamente gli astanti. I tormenti sono illusori. La prima sofferenza è l'ultima sofferenza, perché le lesioni successive si perdono nell'insensibilità.
Cosa resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovani? Niente, neppure una reminiscenza. Il peggio, una volta sperimentato, si riduce col tempo a un risolino di stupore, stupore di essercela presa per così poco.
Ma il dolore non intende prestare ascolto alla ragione, perché il dolore ha una sua propria ragione che non è ragionevole.
La paura è il dolore provocato dalla rappresentazione di un male imminente.
Il dolore non vale da obiezione alla vita.
Abbandona l'ira, trascura l'orgoglio, passa oltre ogni vincolo: nessun dolore tocca l'uomo distaccato da nome e forma, e che non possiede nulla.
Dopo millenni di odi e di guerre per lo meno dovremmo avere imparato questo: che il dolore non ha bandiera.
Quanto dolore c'è nella vita, è vero, ma quanta vita c'è nel dolore?
Spesso il piacere è un ospite passeggero; ma il dolore Ci avvinghia crudelmente.