Veramente infelice è chi non sa sopportare l'infelicità.- Biante
Veramente infelice è chi non sa sopportare l'infelicità.
I cambiamenti di luogo non rendono intelligente chi è stupido.
Qual è il bene maggiore? Una mente sempre consapevole del giusto.
La maggioranza degli uomini è cattiva.
Chi è ricco? Chi nulla desidera. Chi è povero? L'avaro.
Cos'è proprio del sapiente? quando può nuocere, non volerlo.
L'infelicità deve essere commisurata non tanto al male in sé, quanto al carattere di chi soffre.
Gli infelici valutano costantemente gli altri, criticano continuamente il loro comportamento e spesso su di loro sfogano il proprio personale malessere o fallimento.
Ognuno è infelice nella misura in cui crede di esserlo!
L'infelicità rende Dio assente agli occhi degli uomini per un certo tempo, più assente di un morto, più assente della luce in una prigione oscura.
La via più sicura per evitare una grande infelicità è di ridurre possibilmente le proprie pretese in rapporto ai propri mezzi di qualunque specie.
Solo recitando la propria infelicità si può superarla.
Cosa e dove saremmo senza la nostra infelicità? Essa ci è, nel vero senso della parola, dolorosamente necessaria.
Chi è più infelice dell'uomo che dimentica i benefici e ricorda i torti?
Presso che le operazioni tutte con le quali gli uomini s'ingegnano di acquistare la felicità, sono ad essi cagione di maggiore infelicità.
Tutti gli uomini per necessità nascono e vivono infelici.