Solo recitando la propria infelicità si può superarla.- Elias Canetti
Solo recitando la propria infelicità si può superarla.
Che Dio sia morto o no, è impossibile tacerne: c'è stato per tanto tempo.
Il romanzo non deve avere alcuna fretta. In passato anche la fretta poteva rientrare nella sua sfera, oggi è passata al film; confrontato ad esso, il romanzo frettoloso è destinato a restare sempre inadeguato.
Gli unici esseri umani che trovo noiosi sono i parenti.
Delle donne non vince quella che corre dietro, né quella che scappa, vince invece quella che aspetta.
Tutte le opinioni possibili possono esprimersi moralmente; cioè: nulla è tanto immorale da non poter essere, in qualche posto, ammesso e prescritto.
È meglio essere infelicemente innamorati che essere infelicemente sposati. Alcuni fortunati riescono in tutte e due le faccende.
Nessuno può vantarsi o sdegnarsi con verità dicendo: io non posso essere più infelice di quel che sono.
Gli infelici valutano costantemente gli altri, criticano continuamente il loro comportamento e spesso su di loro sfogano il proprio personale malessere o fallimento.
Talvolta si prende come cattiva abitudine l'essere infelici.
Tutta l'infelicità dell'uomo deriva dalla sua incapacità di starsene nella sua stanza da solo.
Gli infelici credono facilmente in ciò che desiderano molto.
Cosa e dove saremmo senza la nostra infelicità? Essa ci è, nel vero senso della parola, dolorosamente necessaria.
Non v'è infelicità umana la quale non possa crescere. Bensì trovasi un termine a quello medesimo che si chiama felicità.
Il colmo dell'infelicità è esser felici senza saperlo.