La morte è il riposo, ma il pensiero della morte è il disturbatore di ogni riposo.- Cesare Pavese
La morte è il riposo, ma il pensiero della morte è il disturbatore di ogni riposo.
Non va bene esagerare in beneficenza, perché ad un certo punto non si guadagna più che l'odio del beneficiato.
Ogni critico è propriamente una donna nell'età critica, astioso e refoulé.
Nelle parole c'è qualcosa d'impudico.
Le uniche donne che vale la pena di sposare, sono quelle che non ci si può fidare a sposare.
Quando le donne parlano ridendo è come un uomo che vi prende da parte per darvi un consiglio.
La morte è solo l'inizio del secondo tempo.
Un confessore si recò da un moribondo e gli disse: «Vengo a esortarvi a morire in pace». L'altro rispose: «E io vi esorto a lasciarmi morire in pace».
Non si può ancora morire mentre ti agiti inerte. Aggrappati all'ultima azione che ancora puoi fare: non devi fallire la morte.
La morte! quel tipo vero dell'uguaglianza che distrugge inesorabilmente ogni superiorità mondana e confonde in un ammasso di putredine gli avanzi dell'imperante e del mendico! la morte deve stupire di tanta differenza fra i funerali del povero e quelli del ricco!
Per la morte non c'è spazio, ma le vite volano e si aggiungono alle stelle nell'alto cielo.
Il cimitero è pieno di grandi uomini di cui il mondo non poteva farne a meno.
Il fatto che sono morti non testimonia affatto che siano vissuti.
La morte, se somiglia allo spegnersi di una luce non mi spaventa: tutt'al più mi scoccia. L'unica cosa che mi spaventa è il dolore.
Per quanto bella sia stata la commedia in tutto il resto, l'ultimo atto è sempre sanguinoso. Alla fine, con una vanga si getta della terra sulla testa. Ed ecco fatto, per sempre.
Alla fine tutte le cose non devono forse essere inghiottite dalla morte?