Il fatto che sono morti non testimonia affatto che siano vissuti.- Francesco Burdin
Il fatto che sono morti non testimonia affatto che siano vissuti.
Leggere pensieri altrui stimola il cervello a produrne di propri: come guardare le donne degli altri eccita il desiderio sessuale.
Verso la fine si avverte che alla vita umana manca quello che nella scrittura è il Post Scriptum. È questa imperfezione della vita che la rende insoddisfacente e inaffidabile.
Le probabilità di incontrare certa gente in libreria non sono maggiori di quelle di incontrare un neonato dal dentista.
Non interessano le idee che appartengono a tutti. Meritano attenzione le idee che appartengono a uno solo.
La solitudine come verifica del proprio valore.
I morti hanno paura dei vivi. Ma i vivi, che non lo sanno, temono i morti.
Se ci siamo noi la morte non c'è, quando noi non ci siamo più non c'è più neanche la morte.
Ai lutti succedono presto o tardi eventi lieti, è legge della vita.
Tra me e me dicevo che anche la morte del corpo a giudicare da quello che avevo visto, era in sé una punizione sufficiente, assolveva tutto.
Soltanto quando siamo maturi per morire intravediamo come avremmo dovuto vivere.
Solo da morti, scrittore e asino, trovano la loro glorificazione.
Ci sono stelle morte che brillano ancora perché la loro luce è intrappolata nel tempo.
La morte venne nel mondo per il peccato', dice il cristianesimo. Ma la morte è puramente l'espressione cruda, stridente e portata al suo eccesso, di ciò che il mondo è nell'essenza sua. Onde è più conforme al vero dire: il mondo è per il peccato.
Quando pensiamo con orrore alla morte, la consolazione più sicura ed efficace che ci è data è sapere che essa ha almeno questo di buono, che è la fine della vita.
Ogni anno oltrepassiamo senza saperlo il giorno della nostra morte.