Davanti a uno che muore, la parola vivere suona oscena.- Lalla Romano
Davanti a uno che muore, la parola vivere suona oscena.
La violenza resta per me un grosso problema. Forse deriva da quel cieco bisogno dell'essere non civilizzato, che non sente abbastanza il rispetto di sé e degli altri. Ma quello che è ancora più pauroso è la violenza collettiva o quella violenza che si ammanta di legge, la dittatura.
Nel silenzio si cerca di capire.
La morte è il riconoscimento della fraternità, della comune natura filiale. Forse è la strada per accogliere l'idea di creazione divina che mi riesce tanto difficile.
Nelle persone ogni qualità ha il contrappeso di qualche difetto.
Il materialismo non è meno nobile dello spiritualismo; anzi, di più perché non pretende di esserlo.
Quando pensiamo con orrore alla morte, la consolazione più sicura ed efficace che ci è data è sapere che essa ha almeno questo di buono, che è la fine della vita.
Forse perché della fatal quïete tu sei l'immago a me sì cara vieni o Sera!
O sei innamorato, o non lo sei. E' come la morte... o sei morto, o non lo sei: non è che uno è troppo morto! Non c'è troppo amore, l'amore è lì, non si può andare oltre un certo limite e quando ci arrivi, a questo limite, è per l'eternità.
Alla stupida domanda "Perché io?" l'universo si prende a malapena il disturbo di replicare: perché no?
La morte, inevitabile termine a chi venne in vita, mai fu inutile a chi mal vive, e mai dannosa a chi visse bene.
La morte non è la perdita più grande nella vita. La perdita più grande è quello che muore dentro di noi mentre viviamo.
È l'amore, non la ragione, che è più forte della morte.
Molte persone hanno così tanta paura di morire da non riuscire a vivere.
Ci sono stelle morte che brillano ancora perché la loro luce è intrappolata nel tempo.
È bella la morte quando pone fine a una brutta vita.