Ogni critico è propriamente una donna nell'età critica, astioso e refoulé.- Cesare Pavese
Ogni critico è propriamente una donna nell'età critica, astioso e refoulé.
Non ci si libera di una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola.
Sorridere è vivere come un'onda o una foglia, accettando la sorte. È morire a una forma e rinascere a un'altra. È accettare, accettare, se stesse e il destino.
Non si parla solamente per parlare, per dire "ho fatto questo" "ho fatto quello" "ho mangiato e bevuto", ma si parla per farsi un'idea, per capire come va questo mondo.
Si piange soli, chi piange.
La vita non è forse più bella perché da un momento all'altro si può perderla?
I novantanove centesimi della critica che si fa tra gli uomini non nasce già dall'amore del vero, ma da presunzione, arroganza, acrimonia, litigiosità, astio gelosia.
Le critiche che rivolgiamo alle persone amate ce le allontanano sempre un pò. Non bisogna toccare gli idoli; la doratura può restarci sulle dita.
I critici giudicano le opere e non sanno di essere giudicati.
Pensare prima di parlare è la parola d'ordine del critico. Parlare prima di pensare è quella del creatore.
Si fa della critica quando non si può fare dell'arte, nello stesso modo che si diventa spia quando non si può fare il soldato.
Quand'ebbe creato il mondo, il Padre Eterno lo giudicò, dicendolo buono; lo che prova che la critica è coeva della creazione.
Si dice che il poeta nasce; anche il critico nasce; anche nel critico ci è una parte geniale, che gli dee dar la natura.
Critica. Una cosa che può essere evitata non dicendo nulla, non facendo nulla e non essendo nessuno.
Tanto le più elevate quanto le più infime forme di critica sono una sorta di autobiografia.
Il censurare e il lodare sono operazioni sentimentali che nulla hanno a che vedere con la critica.