Ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione.- Cesare Pavese
Ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione.
Vendicarsi di un torto ricevuto è togliersi il conforto di gridare all'ingiustizia.
Lavorare stanca.
Non va bene esagerare in beneficenza, perché ad un certo punto non si guadagna più che l'odio del beneficiato.
Segno certo d'amore è desiderare di conoscere, rivivere l'infanzia dell'altro.
Le cose si scoprono attraverso i ricordi che se ne hanno. Ricordare una cosa significa vederla ora soltanto per la prima volta.
Ogni guerra civile si trasforma in guerra di religione.
La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è dunque solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi.
Più che una fine della guerra, vogliamo la fine dei principi di tutte le guerre.
Quando esamino la fama conquistata dagli eroi e le vittorie dei grandi generali, non invidio i generali.
La guerra va incontro a tutte le esigenze, anche a quelle pacifiche.
È certo assai più difficile perdere una guerra che vincerla. A vincere una guerra tutti son buoni, non tutti son capaci di perderla.
La guerra è crudele per i popoli e terribile per i vinti.
La guerra è un castigo tanto per chi la infligge quanto per colui che la patisce.
Finché la guerra sarà considerata una cosa malvagia, conserverà il suo fascino; quando sarà considerata volgare, cesserà di essere popolare.
Si sta in una guerra anche per vergogna di rimanerne fuori.