Più il dolore è determinato e preciso, più l'istinto della vita si dibatte, e cade l'idea del suicidio.- Cesare Pavese
Più il dolore è determinato e preciso, più l'istinto della vita si dibatte, e cade l'idea del suicidio.
Si aspira ad avere un lavoro, per avere il diritto di riposarsi.
Ogni critico è propriamente una donna nell'età critica, astioso e refoulé.
La difficoltà di commettere suicidio sta in questo: è un atto di ambizione che si può commettere solo quando si sia superata ogni ambizione.
Gli ignoranti saranno sempre ignoranti, perché la forza è nelle mani di chi ha interesse che la gente non capisca, nelle mani del governo, dei neri, dei capitalisti...
L'ignorante non si conosce mica dal lavoro che fa ma da come lo fa.
Il più piccolo dolore nel nostro mignolo ci preoccupa e c'infastidisce di più della distruzione di milioni di nostri simili.
Nessuno è separato da nessuno. Nessuno lotta per se stesso. Tutto è uno. L'angoscia e il dolore, il piacere e la morte non sono nient'altro che un processo per esistere. La lotta rivoluzionaria in questo processo è una porta aperta all'intelligenza.
Il mio dolore è amaro, la mia tristezza profonda, E vi sono sepolto come un uomo nella tomba.
Nulla aveva consistenza, neppure il dolore.
Poiché il dolore è la suprema emozione di cui è suscettibile l'uomo, esso è a un tempo il tipo e il modello di ogni grande arte.
È questo il problema del dolore. Esige di essere sentito.
Le lacrime non sono espresse dal dolore, ma dalla sua storia.
I dolori leggeri concedono di parlare: i grandi dolori rendono muti.
Era proprio così: anche le cose tristi passavano, anche i dolori, le disperazioni, come le gioie, impallidivano, perdevano la loro profondità e il loro valore, fin che veniva un momento in cui non ci si poteva più ricordare cos'era stato a far tanto male. Anche i dolori sfiorivano ed appassivano.
Se è vero che ci si abitua al dolore, come mai con l'andare degli anni si soffre sempre di più?