Una storia del gusto non può prescindere da un trattato sulla suggestione.- Daniel Pennac
Una storia del gusto non può prescindere da un trattato sulla suggestione.
Si torna naturalmente al trucido feuilleton del Grande Magazzino dove finzione e realtà copulano allegramente.
La città è il cibo preferito dei cani.
L'umorismo, irriducibile espressione dell'etica.
L'insonnia è un'illusione da sfaticati, si dorme sempre più di quanto non si creda, nella vita.
Così procedono i nostri discorsi, eterna vittoria del linguaggio sull'opacità delle cose, silenzi luminosi che dicono più di quel che tacciono.
Cos'è, in fondo, il cattivo gusto? È invariabilmente il gusto dell'epoca che ci ha preceduto.
L'attività estetica, nel suo aspetto di controllo e freno di sé medesima, si suol chiamare IL GUSTO.
Il gusto esigente fa del piacere una lotta.
Il gusto non è semplicemente una parte e un indice della moralità: è la sola moralità.
Il viver bene è un atto di intelligenza, col quale scegliamo le cose che hanno un gusto gradevole piuttosto che quelle che non l'hanno.
Il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare, tre concetti che riassumono l'arte della fotografia.
Il gusto rinascimentale, come quello medievale e, retrodatando ancora, quello romano antico, avevano infatti elaborato un modello di cucina basato principalmente sull'idea dell'artificio e sulla mescolanza dei sapori.
Il buon naso è come l'oratore: si fa. Il buon orecchio è come il poeta: nasce.
Il gusto di un popolo non precede mai il genio, ma di continuo gli zoppica dietro.
Da giovane ho imparato a suonare il pianoforte e a pensare al gusto come a un'architettura. Che cosa ho appreso alla fine? Che la semplicità è difficile.