Morire: smettere improvvisamente di peccare.- Elbert Green Hubbard
Morire: smettere improvvisamente di peccare.
La prigione è un paradiso socialista, dove l'uguaglianza prevale, tutto viene fornito, e la competizione è eliminata.
È una bella cosa possedere delle capacità, ma la capacità di scoprire la capacità negli altri è il vero esame.
Il più grande sbaglio nella vita è quello di avere sempre paura di sbagliare.
Le menti poco capaci si interessano dello straordinario; le menti poderose delle cose ordinarie.
Il conio della saggezza è sapere che il resto è ruggine, e che la vera vita si trova nell'amore, nelle risate, e nel lavoro.
E così morire è bere dal fiume del silenzio, è scalare la cima del monte, significa stare nudi nel vento e sciogliersi al sole.
La tradizionale versione apocalittica di una fine del mondo, con i suoi immani cataclismi che investono tutti, è anche rassicurante, perché permette di sovrastare l'angoscia della propria morte con l'immagine di una morte universale, di roghi e diluvi che bruciano e sommergono ogni cosa.
Quando si muore si ha ben altro da fare che di pensare alla morte.
Vivo alla morte, ma morto alla vita.
Non temere la morte: prima moriamo, prima saremo immortali.
La morte non è il morire, ma ciò che avviene prima di morire, immediatamente prima, quando non ha ancora penetrato il corpo, e se ne sta immobile, bianca, nera, viola, livida, seduta sulla sedia più vicina.
"Siamo nati per morire." Se l'avessi saputo prima!
Non ho mai capito chi dice la morte è normale, la morte è logica, tutto finisce quindi anch'io finirò. Io ho sempre pensato che la morte è ingiusta, la morte è illogica, e non dovremmo morire dal momento che si nasce.
Vivere significa nascere a ogni istante. La morte subentra quando il processo della nascita cessa.
Molte persone muoiono a venticinque anni e non vengono sepolti fino a quando non ne hanno settantacinque.