Il santo: passa la vita a illustrare le infinite cose che in nessun caso è disposto a fare.- Elias Canetti
Il santo: passa la vita a illustrare le infinite cose che in nessun caso è disposto a fare.
Non vince la donna che corre dietro, né quella che scappa. Vince quella che aspetta.
Se tu sapessi di più del futuro, il passato sarebbe ancora più pesante.
Che Dio sia morto o no, è impossibile tacerne: c'è stato per tanto tempo.
La maledizione del dover morire dovrà diventare una benedizione: che si possa ancora morire quando vivere è insopportabile.
La cosa più veloce fu però sempre una sola: il fulmine. Il timore superstizioso del fulmine, dal quale non c'è difesa, è ampiamente diffuso.
Se definisci santo un uomo, hai creato il peccatore. Adesso, da qualche parte, dovrai condannare qualcuno, perché il santo non può esistere senza il peccatore.
La vera, forse l'unica identità cristiana è la santità.
Una delle conquiste più importanti della cristianità contemporanea è infatti la sicura coscienza della possibilità di una totale santità nella vita del mondo.
Il santo è l'uomo vero, un uomo vero perché aderisce a Dio e quindi all'ideale per cui è stato costruito il suo cuore, di cui è costituito il suo destino.
Il nostro vero patrimonio umano ce lo portiamo con noi per accrescere il valore nella santità.
I santi non sono quelli che fa la Chiesa ma quelli che noi eleggiamo tali. Solo questi diventano «protettori». [?] Ci sono anche i santi che ci vengono incontro come ombre anonime, avendo rinunciato al guscio inane dell'Io.
Il Santo riscatta la storia dal suo peccato di essere esistenza. Entra nei disegni di Dio e libera l'umanità dalla schiavitù del potere, della abitudine e della desolante ipocrisia. Colui che possiede la vocazione è sempre libero.
Oggi non è sufficiente essere santo: è necessaria la santità che il momento presente esige, una santità nuova, anch'essa senza precedenti.
I nostri costumi sono stati corrotti a furia di comunicare con i santi.
Santo. Peccatore morto, riveduto e corretto.