Nella divinità è più importante ritrovare i nostri vizi che le nostre virtù.- Emil Cioran
Nella divinità è più importante ritrovare i nostri vizi che le nostre virtù.
Siamo stati felici soltanto nelle epoche in cui, avidi di annientamento, con entusiasmo accettavamo il nostro niente.
L'abbondanza delle soluzioni agli aspetti dell'esistenza è pari solo alla loro futilità.
Si vive nel falso fino a che non si è sofferto. Ma quando si comincia a soffrire si entra nel vero soltanto per rimpiangere il falso.
Dio, il grande Estraneo.
Dio: una malattia dalla quale ci si crede guariti perché non ne muore più nessuno.
Abbiamo davanti agli occhi i vizi degli altri, mentre i nostri ci stanno dietro.
Tutti i vizi, quando sono di moda, passano per virtù.
Tutte le virtù sono aspetti dell'amore e anche tutti i vizi sono aspetti dell'amore. Le virtù sono manifestazioni di un amore che è vivo e sano. I vizi sono i sintomi di un amore malato perché rifiuta di essere se stesso.
Fuggire il vizio è virtù e la saggezza comincia col tenersi lontani dalla follia.
La virtù sincera non abbandona chi l'ama; i vizi stessi di un uomo bennato possono concorrere alla sua gloria.
Non c'è vizio che non trovi appoggio compiacente nell'alta società.
Quando i vizi ci abbandonano, ci lusinghiamo credendo di averli abbandonati noi.
Pregare, altro vizio solitario.
Il vizio esisterà finché esisteranno gli uomini.
Nei Paesi borghesi come in terra comunista l'"evasione dalla realtà" è deplorata in quanto vizio solitario, perversione debilitante e abietta. Tale "evasione" è la fugace visione di splendori perduti e la probabilità di un verdetto implacabile sulla società attuale.