Nella divinità è più importante ritrovare i nostri vizi che le nostre virtù.- Emil Cioran
Nella divinità è più importante ritrovare i nostri vizi che le nostre virtù.
Sapere che si è mortali significa in realtà morire due volte, anzi, tutte le volte che si sa di dover morire.
Una forma invidiabile di gloria, forse tra le più belle: legare il proprio nome al crollo di una religione.
Il tormento, per alcuni, è una necessità, un bisogno, un appetito, un compiacimento.
Siamo stati felici soltanto nelle epoche in cui, avidi di annientamento, con entusiasmo accettavamo il nostro niente.
I dolori immaginari sono di gran lunga i più reali, dato che ne abbiamo un bisogno costante e li inventiamo perché non c'è modo di farne a meno.
Il vizio è la virtù che ha perso la pazienza.
Tutti i vizi presuppongono tutti i delitti. Chi non confessa niente confessa tutto. Chi tace alle domande del giudice è di fatto mentitore e parricida.
Fuggire il vizio è virtù e la saggezza comincia col tenersi lontani dalla follia.
Ogni vizio una condanna ciò che ami poi t'ammazza.
La politica dovrebbe rappresentare interessi, interpretare ideali, colmare il divario tra sogno e realtà; non può essere fatta solo sottolineando i vizi del proprio avversario.
Alcuni considerano il vizio una virtù come se il vizio ben fatto fosse esso stesso virtù, mentre una virtù mal fatta fosse l'essenza del vizio.
Ci vogliono virtù a iosa per fare un vizio.
Quando i vizi ci abbandonano, ci lusinga credere di averli abbandonati noi.
Ciò che è crimine per la moltitudine, è solo vizio per i pochi.
I vizi che vengono dal fatto che non ci si stima abbastanza non sono in minor numero di quelli che vengono dal fatto che ci si stima troppo.