Giornalisti. Chi si salverà da questi cuochi della realtà?- Ennio Flaiano
Giornalisti. Chi si salverà da questi cuochi della realtà?
C'è gente che eredita la fede, come eredita i terreni, il casato, i titoli nobiliari, il denaro, una biblioteca e il castello. Fede per censo, ereditaria.
In una società come la nostra, il sesso è un fatto di cultura. Un modo di sbarazzarsi degli equivoci, di arrivare col tempo a una realtà più chiara. O almeno dovrebbe essere questo. Purtroppo è anche l'ultimo rifugio. E si avvia a diventare un'industria.
La disattenzione è il modo più diffuso di leggere un libro, ma la maggior parte dei libri oggi non sono soltanto letti ma scritti con disattenzione.
La vita quotidiana è così affidata al caso ch'io non solo ne ho paura ma anche ribrezzo.
Chi rifiuta il sogno deve masturbarsi con la realtà.
Il giornalismo è un mestiere che amo, quindi anche i sacrifici mi sembrano tollerabili.
Il giornalismo di qualità non è merce a buon mercato e un'industria che cede gratis i suoi contenuti non fa altro che cannibalizzare la propria capacità di produrre buon giornalismo.
Una grande quantità di cattivi scrittori vive unicamente della stoltezza del pubblico, che non vuol leggere se non ciò che è stato stampato il giorno stesso: sono i giornalisti.
I giornalisti seguono e descrivono gli eventi. Naturalmente è sbagliato quando magari cercano di crearli in laboratorio, perché poi questi influenzino i processi. Non è compito del giornalista. Il compito del giornalista è quello di raccontare la realtà, fornire un servizio ai propri lettori.
Il pettegolezzo diverte solo noi giornalisti: ce la cantiamo e ce la suoniamo.
I giornalisti si scusano sempre con noi in privato per quello che hanno scritto contro di noi in pubblico.
Non invento i miei libri: saccheggio storie dai giornali o ascolto con orecchio attento le vicende degli amici. Da questi spunti poi i miei personaggi emergono da soli, con naturalezza.
Come diceva Orson Welles, per avere materiale sempre nuovo basta affidarsi alla cronaca.
C'è da avere più paura di tre giornali ostili che di mille baionette.
La stampa deve diventare sempre più storiografia dell'istante.