Sono la personificazione del rischio. Sono solo una giornalista curiosa.- Lilli Gruber
Sono la personificazione del rischio. Sono solo una giornalista curiosa.
Mai andare contro corrente, si rischia di non arrivare alla meta.
Grazie a Internet, alla tv satellitare e alla loro tenacia, sono le iraniane insieme ai giovani i veri agenti del cambiamento di una società iraniana schizofrenica, in cui convivono, fra tradizione e modernità, ricchezza e ingiustizia, bellezza e tragedia, veli neri e foulard colorati.
Il giornalismo non è un mestiere che consenta un tempo libero autonomo rispetto alla professione. Richiede una vocazione. Se quella vocazione non c'è, è inutile provarci.
Il giornalista è sempre uno che dopo sapeva tutto prima.
La gente vede tutto attraverso il proprio giornale, né potrebbe fare altrimenti dal momento che non conosce direttamente né gli uomini né i fatti di cui parla.
Lei si preoccupa di quello che pensa la gente? Su questo argomento posso illuminarla, io sono un'autorità su come far pensare la gente. Ci sono i giornali per esempio, sono proprietario di molti giornali da New York a San Francisco.
Ritengo una delle fortune della mia vita il fatto di non scrivere per i giornali. Le mie tasche ci rimettono, ma la mia coscienza è soddisfatta.
Con la libertà di stampa i giornali pubblicano solo ciò che vogliono veder stampato le grandi industrie o le banche, le quali pagano il giornale.
Mai credere né agli specchi né ai giornali.
Nel giornale si trova tutto. Basta leggerlo con sufficiente odio.
C'è da avere più paura di tre giornali ostili che di mille baionette.
I giornalisti sono scrittori, come gl'imbianchini sono pittori.