Sei stato condannato alla pena di vivere. La domanda di grazia, respinta.- Ennio Flaiano
Sei stato condannato alla pena di vivere. La domanda di grazia, respinta.
Essere pessimisti circa le cose del mondo e la vita in generale è un pleonasmo, ossia anticipare quello che accadrà.
La razza non è data dal colore della pelle ma dall'insensibilità al rumore.
Una volta il rimorso veniva dopo, adesso mi precede.
A vent'anni si tenta la poesia, a cinquanta si pensa che bisognava insistere.
La guerra è un happening, e questo spiega il successo che ha sempre avuto.
Le soluzioni immaginarie sono il vivere e il cessare di vivere. L'esistenza è altrove.
Per vivere soli si deve essere una bestia o un dio dice Aristotele. Manca il terzo caso: si deve essere l'una e l'altra cosa filosofo.
L'uomo preferisce vivere male cent'anni che bene cinquanta.
Non si vive neppure una volta.
Chi vive sempre nel calore e nella pienezza del cuore e per così dire nell'aria estiva dell'anima, non può immaginarsi il misterioso rapimento che afferra le nature più invernali, che vengono eccezionalmente toccate dai raggi dell'amore e dal tiepido soffio di un solatio giorno di febbraio.
Noi viviamo nell'epoca in cui la gente è così laboriosa da diventare stupida.
Vivi nell'atarassia, nella apatia, e troverai la tua felicità. Non preoccuparti mai; non volere gli entusiasmi, le forti emozioni. Siamo in un'epoca di egoismi senza individualità, e forse appunto per questo non si è inneggiato mai così forte al collettivismo.
Che significa vivere? Vivere, ecco quel che significa: respingere da sé senza tregua qualcosa che vuole morire; vivere vuol dire essere crudeli e spietati contro tutto ciò che sta diventando debole e vecchio in noi.
Nessuno s'accorga che tu sei vissuto.
L'attività frenetica, a scuola o in università, in chiesa o al mercato, è sintomo di scarsa voglia di vivere.