Vivere è diventato un esercizio burocratico.
A vent'anni si tenta la poesia, a cinquanta si pensa che bisognava insistere.
Sia chiaro, per saggezza intendo la capacità di agire in armonia coi miei errori preferiti.
La pubblicità fa più danni della pornografia perché unisce l'inutile al dilettevole.
L'evo moderno è finito. Comincia il medio-evo degli specialisti. Oggi anche il cretino è specializzato.
Noi viviamo grazie a Dio, in un'epoca senza fede.
Si può, volendo, riportare l'intera arte del vivere a un buon uso del linguaggio.
Viviamo tutti sotto lo stesso cielo, ma non tutti abbiamo il medesimo orizzonte.
In questo mondo, viviamo tutti a bordo di una nave salpata da un porto che non conosciamo, diretta a un porto che ignoriamo; dobbiamo avere per gli altri una amabilità da viaggio.
Vivere è illudersi di non morire mai.
Vivi nell'atarassia, nella apatia, e troverai la tua felicità. Non preoccuparti mai; non volere gli entusiasmi, le forti emozioni. Siamo in un'epoca di egoismi senza individualità, e forse appunto per questo non si è inneggiato mai così forte al collettivismo.
Gli esseri spirituali hanno per gli aspetti pratici della vita il medesimo atteggiamento degli ignoranti per i libri: non ne capiscono niente.
Si vive solo una volta, ma se lo si fa bene è sufficiente.
Vale la pena di lottare solo per le cose senza le quali non vale la pena di vivere.
Se riesci a ricordare gli anni Sessanta vuol dire che non li hai vissuti veramente.
Viviamo in un secolo di urlatori, in cui anche la crociata contro l'urlo non si può fare che urlando.
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