La natura ci destinò per medicina di tutti i mali la morte.- Giacomo Leopardi
La natura ci destinò per medicina di tutti i mali la morte.
Tutto si è perfezionato da Omero in poi, ma non la poesia.
Tutti gli uomini per necessità nascono e vivono infelici.
Spesse volte le più stupende opere filosofiche sono anche imputate di oscurità, non per colpa degli scrittori, ma per la profondità o la novità dei sentimenti da un lato, e dall'altro l'oscurità dell'intelletto di chi non li potrebbe comprendere in nessun modo.
Diciamo male che il tal desiderio è stato soddisfatto. Non si soddisfano i desideri, conseguito che abbiamo l'oggetto, ma si spengono, cioè si perdono ed abbandonano per la certezza acquistata di non poterli mai soddisfare.
Gli anni della fanciullezza sono, nella memoria di ciascheduno, quasi i tempi favolosi della sua vita, come, nella memoria delle nazioni, i tempi favolosi sono quelli della fanciullezza delle medesime.
Non penso alla morte, ma accetto il fatto che sia parte del gioco.
Chi non vuole morire non vuole vivere.
Se temo la morte vuol dire che la vita mi è ancora vicina, disperata più di me.
Viviamo forse noi uomini per abolire la morte? No, viviamo per temerla e poi amarla e appunto per amor suo questo nostro po' di vita arde talvolta di luce così bella per qualche istante.
Nulla possiamo dire "nostro" eccetto la morte.
Noi diciamo la morte per semplificare, ma ce ne sono quasi quante le persone.
Se la fama giunge solo dopo la morte, che aspetti.
Nulla atterrisce quanto la distanza. Voi potreste essere morta ed io non lo saprò abbastanza presto per morire.
Una cosa che ho imparato riguardo alla morte è che sono chiamato a morire per gli altri. È fin troppo evidente che il modo in cui muoio influisce su molte persone.
Il fatto che siano tutti votati alla scomparsa, produce in noi un sentimento insopportabile. Ma lo sarebbe ancora di più se fosse la morte a scomparire...