L'uomo vive di pane e pigiama.- Giorgio Manganelli
L'uomo vive di pane e pigiama.
Io amo le macchine imprecise, i computer che sbagliano, i semafori che s'incantano.
Io amo i poveri, e soffrirei in un mondo senza poveri; i poveri sono le brioches dell'anima.
Già il fatto che un libro sia un romanzo non depone a suo favore, è un connotato lievemente losco, come i berretti dei ladruncoli, i molli feltri dei killers, gli impermeabili delle spie.
Letteratura è un gesto non solo arbitrario, ma anche vizioso: è sempre un gesto di disubbidienza, peggio, un lazzo, una beffa; e insieme un gesto sacro, dunque antistorico, provocatorio.
I poveri sono le brioches dell'anima.
In realtà nessun essere umano indifferente al cibo è degno di fiducia.
Mangia il Governo, mangia la Provincia; mangia il Comune e il capo e il sottocapo e il direttore e l'ingegnere e il sorvegliante... Che può avanzare per chi sta sotto terra e sotto di tutti e deve portar tutti sulle spalle e resta schiacciato?
Soltanto una cosa è più lugubre dell'uomo che mangia solo; ed è l'uomo che beve solo. Un uomo solo che mangia somiglia a un animale alla mangiatoia. Ma un uomo solo che beve, somiglia a un suicida.
Al ristorante il piatto del giorno va bene a condizione di sapere in che giorno è stato preparato.
Ognuno dovrebbe vedersi mentre mangia.
Sono convinto che nei prossimi secoli la gente racconterà con orrore e ascolterà con dubbio come i loro antenati ammazzavano gli animali per mangiarli. Il vegetarismo si diffonde molto rapidamente.
Per chi sta in alto discorrere di mangiare è cosa bassa. Si capisce: hanno già mangiato, loro.
Chi mangia a gusto d'altri non mangia mai cosa gli faccia pro.
Dimmi quello che mangi, e ti dirò chi sei.