L'uomo vive di pane e pigiama.- Giorgio Manganelli
L'uomo vive di pane e pigiama.
Il problema della vita è quello di migliorare ininterrottamente, giorno dopo giorno, ora dopo ora.
In verità, non c'è al mondo oggetto librario più fascinoso, seducente, innamorativo di una enciclopedia.
Non conosco migliore scuola di anarchia del matrimonio indissolubile.
Una parola è un incantamento, una evocazione allucinatoria, non designa una 'cosa', ma la cosa diventa parola.
Scheletro, uomo delle tenebre, resuscitato e insieme morto irreparabilmente, doppiamente esperto di morte, rifiutato dal tempo, autore di libri inesistenti, sbagliati, impossibili, io, lo scrittore.
C'è molta verità nel detto che l'uomo diventa ciò che mangia. Più grossolano è il cibo, più grossolano sarà il corpo.
A colui al quale non importa della sua pancia, raramente, raramente importerà qualsiasi altra cosa.
Il mangiare e bere in santa libertà in mezzo ai galantuomini, agli amici, in tempo d'inverno al caldo, al fresco d'estate, dica chi vuole, è un gusto con i baffi.
Non vivo per mangiare, ma mangio per vivere.
Amare al buio, dormire al sole, mangiare in silenzio: tre sciocchezze.
Avvezzatevi a mangiare d'ogni cosa se non volete divenire incresciosi alla famiglia. Chi fa delle esclusioni parecchie offende gli altri e il capo di casa, costretti a seguirlo per non raddoppiar le pietanze.
Mangio, dunque sono, perché non solo siamo quello che mangiamo, ma se non mangiamo non siamo e non pensiamo.
Non mangiare il tuo cuore.
Se in Italia vigesse il motto biblico: "Chi non lavora non mangia", molti italiani sarebbero condannati alla morte per fame.
Non si dovrebbe ritornare al cibo altro che quando lo stomaco chiama con insistenza soccorso.