A chi la va bene, par savio.- Giulio Cesare Croce
A chi la va bene, par savio.
Non è ingannato se non chi si fida.
Chi non mangia da tutte due le bande, non è buona simia.
Chi a se stesso non è buono, manco può esser buono per altri.
Chi naviga nel mar delle sensualità si sbarca al porto delle miserie.
Ciò che non si può vendere si deve donare.
Anche l'uomo più miserabile è in grado di scoprire le debolezze del più degno, anche il più stupido è in grado di scoprire gli errori del più saggio.
Il confine tra saggezza e ipocrisia rimane sottile anche quando si maneggia la polvere pirica dell'adulterio.
La saggezza non consiste nel cercare di strappare il bene dal male, ma nell'imparare a "cavalcare" entrambi, proprio come un tappo di sughero si adatta alla cresta e al solco dell'onda.
Non lodiamo soltanto il saggio il cui nome spicca sul libro, ché al saggio la saggezza va prima strappata. Perciò sia anche ringraziato il doganiere che glielo chiese come pedaggio.
Tieniti i sogni: i saggi non ne hanno di così belli come i pazzi!
Non ci sono le più false pazzie, che quelle che talor fanno i savi.
Il segno inconfondibile della saggezza è di vedere il miracoloso nel banale.
Conviensi adunque essere prudente, cioè savio: e a ciò essere si richiede buona memoria delle vedute cose, e buona conoscenza delle presenti, e buona provvedenza delle future.
Il saggio, quando pensa, avanza armato contro tutti.
Colui che è saggio, lo è soltanto perché ama. E colui che è sciocco, lo è solamente perché pensa di poter capire l'amore.