Ciò che principalmente ti affligge nella morte altrui è la rinnovata visione della certezza della tua.- Giuseppe Rensi
Ciò che principalmente ti affligge nella morte altrui è la rinnovata visione della certezza della tua.
Viviamo sotto strati di dolore, uno soggiacente all'altro e che per la presenza di quest'altro non viene percepito, ma che è pronto a far sentire la sua punta non appena quest'altro scompare.
Dio e il Nulla sono sinonimi.
O Dio è limitato, circoscritto, conforme alle condizioni formali dall'esperienza, oggetto fra oggetti, e non è più Dio. O è l'infinito e allora cade fuori dall'Essere, è non Essere. O Essere e non-Dio, o Dio e non-Essere.
Da trenta secoli si "dimostra" Dio, e non solo ancora non ne sono persuasi tutti, ma anzi i non persuasi sono cresciuti di numero. Ciò non vi dice nulla?
La morte è senza mistero, come la vita. È una necessità: poiché è necessario vivere.
Noi tendiamo alla morte, come la freccia al bersaglio, e mai falliamo la mira.
La morte del corpo non è la fine dello spirito, ma solo una tappa del viaggio, come quando nei tempi andati si cambiava diligenza.
Se mi converto è perché è meglio che muoia un credente che un ateo.
Ogni attimo moriamo. Per questo molti hanno protestato: lo scopo della vita è la morte.
Essere morti significa svegliarsi dalla parte sbagliata dei propri sogni.
La morte acuisce i desideri.
Vediamo la morte davanti a noi e invece gran parte di essa è già alle nostre spalle: appartiene alla morte la vita passata.
Non c'è niente di più errato del ritenere la morte simile al sonno. Perché dovrebbe esserlo se la morte non assomiglia al sonno? L'essenza del sonno è il destarsi da esso, ma dalla morte non ci si desta.
Due cose belle ha il mondo: amore e morte.