Il più grande piacere per un avaro è la rinuncia a un piacere.- Gottfried Benn
Il più grande piacere per un avaro è la rinuncia a un piacere.
Se si scrivesse sempre soltanto quello che quindici anni dopo sarebbe opportuno aver scritto, è probabile che non si scriverebbe niente del tutto.
Niente da dire contro i medici, gente grandiosa: prima quando si aveva una puntura di zanzara ci si grattava, oggi ci possono prescrivere dodici pomate diverse e nessuna serve.
La storia non progredisce in base a principi democratici: avanza per mezzo della violenza.
Se una donna è intelligente, benissimo; ma se non lo è, per il concerto non cambia niente, come quando un violinista soffre di raucedine.
Ovunque sono uomini, lì dimoreranno anche dèi.
Non c'è avaro che non si riproponga di fare, un giorno, una spesa ingente; ma arriva la morte e fa realizzare i suoi progetti all'erede.
La disdetta dell'avaro è che non riesce a infilarsi nella fessura del salvadanaio.
Il generoso sta al prodigo come il parsimonioso all'avaro.
Sa perché dicono che sono avaro? Perché i soldi non li sbatto in faccia alla gente, come fanno certi miei colleghi.
Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia.
Il verbo «dare» gli è tanto in odio che non dice mai «Ti dò il buon giorno», ma «... te lo impresto».
Il parsimonioso è il più ricco degli uomini, l'avaro il più povero.
L'avarizia è prudenza, e la prudenza avarizia.
Allo Stato il denaro è necessario come i nervi che lo sostengono, e quando vi siano numerosi gli avari, essi devono esser considerati come la base e il fondamento di quello.
L'avarizia accumula ricchezze che usa per il tornaconto personale, non nell'interesse collettivo.