Il più grande piacere per un avaro è la rinuncia a un piacere.- Gottfried Benn
Il più grande piacere per un avaro è la rinuncia a un piacere.
Se una donna è intelligente, benissimo; ma se non lo è, per il concerto non cambia niente, come quando un violinista soffre di raucedine.
Lo stile è superiore alla verità, porta in sé la dimostrazione dell'esistenza.
Se si scrivesse sempre soltanto quello che quindici anni dopo sarebbe opportuno aver scritto, è probabile che non si scriverebbe niente del tutto.
C'è soltanto l'uomo superiore, cioè l'uomo che tragicamente combatte, solo di lui si occupa la storia, solo lui ha un senso pieno in termini antropologici.
C'è solo un modo di buttare via il proprio denaro: non spenderlo.
L'avarizia. È così sciocca che non sa neppure contare.
Era avarissimo: quando dava la mano porgeva solo due dita.
L'avaro prova insieme tutte le preoccupazioni del ricco e tutti i tormenti del povero.
L'avarizia è l'unico vizio che, negli occhi dei posteri, si trasforma in virtù.
Se i cristiani credessero effettivamente a Cristo farebbero il più delle volte il contrario di ciò che fanno e sarebbero l'opposto di quel che sono in quasi tutte le ore della vita cioè superbi, avidi, avari, vendicativi, violenti, carnali e bestiali.
Io non sono avaro, solo pidocchioso. A Napoli si chiamano pidocchiosi tutti quelli che soffrono nello spendere cifre alquanto modeste. Magari sopra i cinquemila euro non ci fanno caso, ma sotto i cinquanta euro soffrono come bestie.
Con la mancanza di collera si vinca la collera. Con la bontà si vinca la cattiveria. Con la generosità si vinca l'avarizia. Con la verità si vinca il menzognero.
Il verbo «dare» gli è tanto in odio che non dice mai «Ti dò il buon giorno», ma «... te lo impresto».
Si diceva della vecchia Sarah, duchessa di Marlborough, che non mettesse mai i puntini sulle "i", per risparmiare inchiostro.