Il più grande piacere per un avaro è la rinuncia a un piacere.- Gottfried Benn
Il più grande piacere per un avaro è la rinuncia a un piacere.
L'essenza dell'arte è riservatezza infinita.
La storia non progredisce in base a principi democratici: avanza per mezzo della violenza.
C'è soltanto l'uomo superiore, cioè l'uomo che tragicamente combatte, solo di lui si occupa la storia, solo lui ha un senso pieno in termini antropologici.
Lo stile è superiore alla verità, porta in sé la dimostrazione dell'esistenza.
Ovunque sono uomini, lì dimoreranno anche dèi.
L'avaro e il dissipatore hanno un solo e medesimo difetto. Entrambi non sanno far uso del denaro e per entrambi esso è motivo di infamia. Perciò con ragione entrambi ricevono uguale castigo, perché ugualmente non sono degni di possedere.
La città è afflitta da due vizi tra loro opposti, l'avarizia e il lusso, rovinosi malanni che hanno fatto crollare tutti i grandi imperi.
La barba la portano gli avari per non comprare la cravatta.
Se i cristiani credessero effettivamente a Cristo farebbero il più delle volte il contrario di ciò che fanno e sarebbero l'opposto di quel che sono in quasi tutte le ore della vita cioè superbi, avidi, avari, vendicativi, violenti, carnali e bestiali.
Che cos'è l'avarizia? È un continuo vivere in miseria per paura della miseria.
Essere avaro vuol dire rubare agli altri, scialacquare vuol dire rubare a sé ed agli altri.
Il verbo «dare» gli è tanto in odio che non dice mai «Ti dò il buon giorno», ma «... te lo impresto».
Gli avari sono dei contemporanei antipatici, ma dei graditissimi antenati.
Alla povertà mancano molte cose, all'avarizia tutte.
Perfino le persone prodighe diventano, con un avaro, oculate, attente improvvisamente alla ripartizione delle spese.