Il destino dei popoli è determinato dal loro carattere e non dai loro governi.- Gustave Le Bon
Il destino dei popoli è determinato dal loro carattere e non dai loro governi.
L'anima delle folle è sempre dominata dal bisogno di servire e non da quello di libertà. La sete di obbedienza le spinge a sottomettersi per istinto a chi se ne dichiara padrone.
L'elettore vuol vedere lusingate le sue cupidigie e le sue vanità; il candidato deve coprirlo delle più stravaganti piaggerie, e non deve esitare a fargli le più fantastiche promesse.
Dominare o essere dominati, non c'è, per l'animo femminile, altra alternativa.
L'individuo della folla è un granello di sabbia in mezzo ad altri granelli di sabbia che il vento solleva a suo capriccio.
Dare all'uomo una fede, vuol dire decuplicare la sua forza.
La sovranità del popolo è inalienabile.
Il popolo capisce poco ciò che è grande, cioè: la creazione. Ma esso ha comprensione per tutti gli attori e i commedianti delle grandi cause.
Il popolo freme, sussurra, si accalca, brontola, strepita, acclama, fischia, deride, dileggia, minaccia, ondeggia, schiamazza, si indigna, avanza. E poi torna a casa per cena.
Non vi è condizione peggiore per un popolo di quella di divenire soggetto ad un altro popolo.
Se i popoli si conoscessero meglio, si odierebbero di più.
Appellarsi invece al popolo significa costruire un figmento: siccome il popolo in quanto tale non esiste, il populista è colui che si crea una immagine virtuale della volontà popolare.
Il contrario di un popolo civilizzato è un popolo creatore.
Al popolo non resta che un monosillabo per affermare e obbedire. La sovranità gli viene lasciata solo quando è innocua o è reputata tale, cioè nei momenti di ordinaria amministrazione.
Il popolo non deve farsi annientare né crivellare, ma non può nemmeno umiliarsi.
Come il popolo è l'asino: utile, paziente e bastonato.