Arrivare e non aver paura, questa è la meta ultima dell'uomo.- Italo Calvino
Arrivare e non aver paura, questa è la meta ultima dell'uomo.
In fondo a ognuno di quegli occhi abitavo io, ossia abitava un altro me, una delle immagini di me.
Viaggiando ci s'accorge che le differenze si perdono: ogni città va somigliando a tutte le città, i luoghi si scambiano forma ordine distanze, un pulviscolo informe invade i continenti.
Una vendetta di zio noi la contiamo come mezza vendetta di padre: è come se ci avessimo una vendetta di padre in bianco, già eseguita.
Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane.
I futuri non realizzati sono solo rami del passato: rami secchi.
Quando si agisce cresce il coraggio, quando si rimanda cresce la paura.
La paura è l'infelicità, ma non perciò il coraggio è la felicità, è invece mancanza di paura, non coraggio, il quale forse richiede più che energia.
Più potente della paura per l'inumana vita della prigione è la rabbia per le terribili condizioni nelle quali il mio popolo è soggetto fuori dalle prigioni.
Chi ha paura non fa che sentir rumori.
La disperazione è la paura più dannosa di tutte.
Osserva la paura e la paura va via.
L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza.
La paura è un'avversaria intelligente e perfida. Non ha dignità, non rispetta leggi né regole, non ha pietà. Cerca i tuoi punti deboli, e li scova con facilità. Comincia dalla mente, sempre.
La paura aggiunse ali ai piedi.
La paura ha mille occhi e può perfino vedere sottoterra.