Il perdono non si può disinteressare di colui al quale è destinato.- Jean Laffitte
Il perdono non si può disinteressare di colui al quale è destinato.
Constatare che non si è dimenticato ciò che è successo non significa che non si è perdonato.
Il perdono divino offre un altro significato al sentimento di irreversibilità del male commesso: non toglie la possibile enormità della colpa passata, ma libera il suo autore dalla disperazione.
L'offesa accolla ormai all'offeso il futuro della relazione: dalla sua iniziativa dipenderà il futuro.
Il rancore è una passione; aggiunto alla sofferenza dell'offesa, ne accentua il carattere alienante, ipotecando insieme la possibilità dell'offerta di perdono.
Questa mattina porta una pace che rattrista; nemmeno il sole mostrerà la sua faccia. Andiamo via da qui, a ragionare di questi dolorosi avvenimenti. Per alcuni sarà il perdono, per altri il castigo immediato: poiché mai storia fu più triste di quella di Giulietta e del suo Romeo.
La donna non perdona all'uomo d'indovinare ciò che essa pensa da ciò che dice.
Credere, soprattutto, permette di perdonare.
È più facile perdonare un nemico che un amico.
Il giorno in cui il bambino si rende conto che tutti gli adulti sono imperfetti, diventa un adolescente; il giorno in cui li perdona, diventa un adulto; il giorno che perdona se stesso, diventa un saggio.
La cultura moderna non fa molto per valorizzare il perdono, anzi il più delle volte legittima il rancore e la vendetta. Ma sarà continuando su questa via che il male diminuirà nel mondo?
Perdonare e dimenticare vuol dire gettar dalla finestra una preziosa esperienza già fatta.
Perdonando un torto ricevuto, si può cangiare un nemico in amico.
Chi perdona facilmente invita all'offesa.
Il perdono più difficile è quello che un uomo deve riuscire a trovare per se stesso.