Constatare che non si è dimenticato ciò che è successo non significa che non si è perdonato.- Jean Laffitte
Constatare che non si è dimenticato ciò che è successo non significa che non si è perdonato.
Il rancore è una passione; aggiunto alla sofferenza dell'offesa, ne accentua il carattere alienante, ipotecando insieme la possibilità dell'offerta di perdono.
Il perdono divino offre un altro significato al sentimento di irreversibilità del male commesso: non toglie la possibile enormità della colpa passata, ma libera il suo autore dalla disperazione.
L'offesa accolla ormai all'offeso il futuro della relazione: dalla sua iniziativa dipenderà il futuro.
Il perdono non si può disinteressare di colui al quale è destinato.
Quando il male passa, perdoniamo Dio.
Il perdono è del coraggioso, non del vigliacco.
Che Dio ci perdoni, e ci perdonerà. È il suo mestiere.
La cultura moderna non fa molto per valorizzare il perdono, anzi il più delle volte legittima il rancore e la vendetta. Ma sarà continuando su questa via che il male diminuirà nel mondo?
I figli iniziano amando i loro genitori, in seguito li giudicano. Raramente, se non mai, li perdonano.
Il perdono presuppone sempre un po' di oblio, un po' di disprezzo e molta convenienza.
Bisogna saper perdonare e non rimanere in un atteggiamento ostile, offensivo per il vicino e per noi stessi. Bisogna conoscere le debolezze umane, piegarvisi anziché combatterle.
Non sentirti in colpa. Quando t'incontrerò in paradiso, ti darò il perdono cristiano.
Giacché chi è infamato una volta, non aspetti più perdono.
Nel perdono, non ci si limita a non vendicarsi, ma si deve avere il coraggio di andare alla radice delle tendenze aggressive deviate, per estirparle.