Diffida dell'uomo a cui piace tutto, di quello che odia tutto e, ancora di più, di colui che è indifferente a tutto.
- Johann Kaspar Lavater
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Il nostro commento
L’invito è a guardare con sospetto gli estremi emotivi e, soprattutto, l’assenza di ogni partecipazione interiore. Chi apprezza qualsiasi cosa senza distinzione rinuncia a valutare, a scegliere, a discernere; si accontenta di un consenso superficiale che non nasce da un vero giudizio personale. All’opposto, chi prova ostilità verso tutto mostra un animo irrigidito, incapace di riconoscere il valore, la bellezza o la complessità del mondo. In entrambi i casi manca una misura autentica, un centro stabile da cui osservare la realtà.
Ancora più inquietante, però, è la posizione di chi non prova nulla, né attrazione né repulsione. L’indifferenza assoluta indica un cuore chiuso, che non si lascia toccare né dal bene né dal male. Dove non c’è passione, non c’è responsabilità; dove non c’è coinvolgimento, è più facile giustificare ogni cosa o rimanere inerte di fronte alle ingiustizie. Le emozioni, con i loro eccessi e difetti, sono anche segni di vita e di presenza. Anestetizzarle fino al completo distacco significa rinunciare al proprio ruolo nel mondo, sottrarsi alla possibilità di scegliere, di prendere posizione, di esporsi. La diffidenza suggerita è dunque un invito a riconoscere il valore di un sentire autentico, capace di distinguere, di giudicare con equilibrio e di impegnarsi moralmente di fronte alla realtà.
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