Quando abbiamo imparato a vivere, moriamo.- Lalla Romano
Quando abbiamo imparato a vivere, moriamo.
Il successo esclude un po' dagli altri e ci fa vergognare, nel senso di sentirci privilegiati.
Non ho ancora del tutto risolto la questione... Attualmente per me la fede si identifica con la speranza.
Il materialismo non è meno nobile dello spiritualismo; anzi, di più perché non pretende di esserlo.
Spesso, mentire è carità.
La violenza resta per me un grosso problema. Forse deriva da quel cieco bisogno dell'essere non civilizzato, che non sente abbastanza il rispetto di sé e degli altri. Ma quello che è ancora più pauroso è la violenza collettiva o quella violenza che si ammanta di legge, la dittatura.
L'ultimo atto è cruento, per quanto bella sia la commedia in tutto il resto; alla fine, ci gettano un po' di terra sulla testa, ed è finita per sempre.
Una cosa che ho imparato riguardo alla morte è che sono chiamato a morire per gli altri. È fin troppo evidente che il modo in cui muoio influisce su molte persone.
Ai lutti succedono presto o tardi eventi lieti, è legge della vita.
La morte ci colga vivi.
Non c'è nulla di certo nella vita di un uomo, tranne questo: che egli deve perderla.
Era un uomo così antipatico che dopo la sua morte i parenti chiedevano il bis.
La morte significava ben poco per me. Era l'ultimo scherzo in una serie di pessimi scherzi.
Nella morte vi sono molti più incontri che separazioni.
Un uomo morente ha bisogno di morire, come un uomo assonnato ha bisogno di dormire, e arriva un momento in cui è sbagliato, oltre che inutile, resistere.
La morte non costituisce nulla per noi, dal momento che il godere e il soffrire sono entrambi nel sentire, e la morte altro non è che la sua assenza.