Quando abbiamo imparato a vivere, moriamo.- Lalla Romano
Quando abbiamo imparato a vivere, moriamo.
La morte è il riconoscimento della fraternità, della comune natura filiale. Forse è la strada per accogliere l'idea di creazione divina che mi riesce tanto difficile.
Quando si è sordi, si sentono suoni e rumori che non ci sono.
Silenzio come pienezza, non povertà. Dal silenzio nasce sia l'attesa che l'appagamento.
Il successo esclude un po' dagli altri e ci fa vergognare, nel senso di sentirci privilegiati.
Non capisco come si possa essere gente annoiata e gente spensierata. Sono gli stessi, forse.
La morte è senza mistero, come la vita. È una necessità: poiché è necessario vivere.
Sogna come se dovessi vivere per sempre. Vivi come se dovessi morire domani.
Morire è la condizione stessa dell'esistenza. In ciò mi rifaccio a tutti coloro che hanno detto che è la morte a dar senso alla vita proprio sottraendole tale senso. Essa è il non-senso che dà un senso negando questo senso.
La morte non bisogna né temerla né desiderarla.
La morte è una battaglia sempre perduta.
La morte rende preziosi e patetici gli uomini. Questi commuovono per la loro condizione di fantasmi; ogni atto che compiono può esser l'ultimo; non c'è volto che non sia sul punto di cancellarsi come il volto d'un sogno.
Voglio un prete, un rabbino, e un pastore protestante. Voglio scommettere in ogni settore.
Bisogna morire molte volte per imparare a vivere.
Non ho paura della morte: è la posta che stabiliamo per giocare al gioco della vita.
Ciò che principalmente ti affligge nella morte altrui è la rinnovata visione della certezza della tua.