Le passioni non sono capaci né di servire né di comandare.- Lucio Anneo Seneca
Le passioni non sono capaci né di servire né di comandare.
È inevitabile tanto perdere la vita, quanto perdere i beni e, se lo comprendiamo, questo è proprio un conforto. Impara a perdere tutto serenamente: dobbiamo morire.
Il tempo scopre la verità.
Io sono un uomo e non considero nulla che sia umano estraneo a me.
È sicuramente meglio conoscere cose che non servono a niente, piuttosto che non conoscere niente.
Non è perché le cose sono difficili che non osiamo farle; è perché non osiamo farle che le cose sono difficili.
La malattia è il dottore a cui si dà più ascolto. Alla gentilezza ed alla saggezza noi facciamo soltanto delle promesse; al dolore, noi obbediamo.
La ragione è, e deve solo essere, schiava delle passioni, e non può rivendicare in nessun caso una funzione diversa da quella di obbedire e di servire ad esse.
L'ordinare è opra signorile, l'oprare è atto servile.
Se il Bene, invece che estraneo, incomprensibile, un altrui capriccio, ci apparisse nostro, espressione di ciò che vogliamo profondamente, non ci sarebbe alcun merito ad obbedirgli, poiché non vi sarebbe alcuna amarezza.
La scomparsa del senso di responsabilità è la conseguenza di vasta portata della sottomissione all'autorità.
La meditazione cristiana può essere nel suo nucleo solo contemplazione amorosa, riflessiva e obbediente di questo uomo che è l'autoaffermazione di Dio.
Ci si riunisce in gruppi, perché l'obbedienza permette di fare tutto quello di cui per convinzione propria non si sarebbe più capaci, e l'inimicizia di quei gruppi dona agli uomini la sempre operante reciprocità della vendetta, mentre l'amore ben presto si addormenterebbe.
L'obbedienza è la furbizia dei santi; è un talismano che indora tutte le cose.
Quando qualcuno domanda un'obbedienza cieca, saresti un folle se non sbirciassi.
Ci sono due solitudini: quella in cui si è re, quella in cui si è sudditi.