Prendere un'abitudine è cominciare a cessare di essere.- Miguel de Unamuno
Prendere un'abitudine è cominciare a cessare di essere.
L'uomo, per il semplice fatto di essere uomo, di aver coscienza di sé, è, in confronto all'asino o al granchio, un animale malato. La coscienza è malattia.
Sono stati sempre poeti, uomini innamorati della gloria, a cantarne la vanità.
Il sogno di uno solo è l'illusione, l'apparenza; il sogno di due è già la verità, la realtà. Che cos'è il mondo reale se non il sogno di tutti, il sogno comune?
I medici si agitano in questo dilemma: o lasciar morire l'ammalato per timore di ucciderlo o ucciderlo per timore che muoia.
I martiri creano la fede, ma la fede non crea martiri.
Le sciocche e laide abitudini sono le corruzioni della nostra natura.
Noi siamo abituati a scendere a patti con la realtà per acquistare un ruolo. Svendiamo i nostri sensi per trovare un gesto. Rinunciamo alla capacità di sentire e in cambio otteniamo una maschera.
Niente è più forte dell'abitudine.
In genere le catene dell'abitudine sono troppo leggere per essere avvertite finché non diventano troppo pesanti per essere spezzate.
Se diventi schiavo dell'abitudine, lentamente ti spegni.
É più facile rinunciare ad un sentimento che perdere un'abitudine.
Molte cose indifferenti, fatte dagli uomini per un qualche motivo, continuano a farsi per abitudine.
L'abitudine è un mostro che consuma e distrugge tutti i sentimenti, tutte le inclinazioni. Allo stesso modo è un angelo in tutto ciò che dà inaspettatamente alle azioni buone e virtuose una facilità, una sembianza naturale, che le fa credere innate nell'uomo.
L'abitudine rende sopportabili anche le cose spaventose.