Noi dovremmo piangere per gli uomini alla loro nascita, non alla loro morte.- Montesquieu
Noi dovremmo piangere per gli uomini alla loro nascita, non alla loro morte.
Non ci si può convincere che Dio, il quale è un essere molto saggio, abbia posto un'anima, e soprattutto un'anima buona, in un corpo tanto nero.
Bisognerebbe riuscire a convincere gli uomini della felicità che essi ignorano, persino quando ne godono.
Ho sempre constatato che, per riuscire nel mondo, bisogna avere l'aria folle ed essere saggi.
È stato detto molto bene che se i triangoli facessero un Dio, gli darebbero tre lati.
Un uomo non è infelice perché ha delle ambizioni, ma perché né è divorato.
La nostra morte individuale, solitaria e dimenticata nel frastuono delle cose ci incute sgomento in cuore.
I morti sono persone fredde.
Se la morte non fosse una forma di soluzione, i viventi avrebbero già trovato un modo qualsiasi di aggirarla.
Chi teme la morte è già morto.
Morire è una delle poche cose che si possono fare facilmente stando sdraiati.
Quando abbiamo imparato a vivere, moriamo.
Io devo vivere in compagnia della morte. La destesto, naturalmente, ma non la temo. Se la temessi non varrei nulla come medico. Dovrei temerla?
Nessuno si uccide. La morte è destino. Non si può che augurarsela, Ippòloco.
La morte è ciò che la vita ha sinora inventato di più solido e sicuro.
Nella morte non c'è niente di triste, non più di quanto ce ne sia nello sbocciare di un fiore. La cosa terribile non è la morte, ma le vite che la gente vive o non vive fino alla morte.