La morte viveva in me e mi abbandonò per andare a vivere in un altro corpo.- Octavio Paz
La morte viveva in me e mi abbandonò per andare a vivere in un altro corpo.
Un pessimista è un uomo che guarda entrambi i lati della strada prima di attraversare in un senso unico.
La memoria è un presente che non finisce mai di passare.
La saggezza non sta nella stasi né nel cambiamento, ma nella loro dialettica.
Nessun popolo crede nel suo governo. Tutt'al più, la gente è rassegnata.
Nella vita la cosa più audace è odiare la morte; sono disprezzabili e disperate le religioni che ottundono questo odio.
Ero morto da milioni di anni prima di nascere e questo fatto non mi ha mai minimamente infastidito.
È l'ignoto che temiamo, quando guardiamo la morte e il buio, nient'altro.
E s'al mesto pensier chiuder le porte col chiuder gli occhi io cerco, il cieco orrore contemplo allor de la mia propria morte.
Finché c'è morte c'è speranza.
Essere immortale è cosa da poco, tutte le creature lo sono, giacché ignorano la morte.
Non ci si può mai preparare abbastanza alla morte. Altre azioni possono essere ripetute, si possono ritentare se non riescono la prima volta. Non è così con la morte: essa avviene una volta sola e non c'è alcuna possibilità di ripeterla perché riesca meglio.
Gli uomini, fuggendo la morte, l'inseguono.
L'ambizione è la morte del pensiero.
Giù, giù, in fondo al cuore, non crediamo alla nostra estinzione; in qualche modo ci aspettiamo di essere presenti, a osservare quello che succederà ai posteri.