L'invidia non è altro che un odio per la superiorità altrui.- Paolo Mantegazza
L'invidia non è altro che un odio per la superiorità altrui.
È una navicella mossa dall'elettricità. Due comode poltrone stanno nel mezzo e con uno scattar di molla si convertono in comodissimi letti. Davanti ad esse una bussola, un tavolino e un quadrante colle tre parole: moto, calore, luce.
La storia dell'umanità è scritta assai più col sangue e le lacrime, che colle carezze e i sorrisi. Per un bacio quante maledizioni, per un benefizio quanti delitti.
Se un uomo potesse nell'età della ragione rammentare l'ardore di un sol bacio materno, non potrebbe avere il coraggio di commettere la più piccola ingiustizia verso chi lo ha baciato in quel modo.
Il vecchio sano si alza molto presto e si corica molto presto. Se è molto debole si alza molto tardi e va a letto molto presto. Anche nella giornata sta lungamente sdraiato, per riposare il cuore e per facilitare la circolazione venosa delle gambe, che spesso hanno vene varicose.
Fate vostra la felicità degli altri. Nella vostra compagna, nei vostri figli, nei vostri nipoti vi è tanta parte del vostro sangue, della vostra vita; e la loro gioia è e deve essere gioia vostra.
La morte acquieta l'invidia completamente, la vecchiaia lo fa per metà.
Congratularsi vuol dire esprimere con garbo la propria invidia.
Il successo degli invidiosi è l'insuccesso degli altri.
È nel carattere di pochi uomini onorare senza invidia un amico che ha fatto fortuna.
In termini psicologici potremmo dire che l'invidia è un tentativo un po' maldestro di recuperare la fiducia e la stima in sé stessi, impedendo la caduta del proprio valore attraverso la svalutazione dell'altro.
L'invidia o il puntìglio, cortesi amici, può far de' volumi contro l'opere grandi, ma non mai opprimerle sotto il lor peso.
Quando non si hanno più capelli, si trovano ridicoli i capelli lunghi.
Come una falena rode un indumento, così fa l'invidia consuma una persona.
Dall'invidia all'ammirazione c'è un passo: l'onestà.