Il milionario non godrebbe niente se gli mancasse l'invidia del popolo.- Alfredo Panzini
Il milionario non godrebbe niente se gli mancasse l'invidia del popolo.
La scienza ha dimostrato che l'uomo è di sua natura poligamo, e il matrimonio non sussiste che come contratto o come solenne corbelleria.
La fortuna fa come il baro nel giuoco: fa vincere qualche volta, per allettare gli altri.
Il bluff ha la sua ragione di esistere in quanto esistono persone capaci di farsi bluffare.
Il vero sapere è essenzialmente armonia.
Dio, dice San Paolo, lo vediamo qui in terra per riflesso e per enigma. Dopo morte lo vedremo sul serio.
Il successo degli invidiosi è l'insuccesso degli altri.
L'invidia è così magra e pallida perché morde e non mangia.
Tre sono gli istinti primordiali: l'angoscia, l'invidia e il senso di immortalità.
Certo che la fortuna esiste. Altrimenti come potremmo spiegare il successo di quelli che non ci piacciono?
L'invidia è come una palla di gomma che più la spingi sotto e più torna a galla.
L'uomo invidioso pensa che se il suo vicino si rompe una gamba, egli sarà in grado di camminare meglio.
Una delle conseguenze dell'invidia eccessiva sembra essere il precoce instaurarsi del senso di colpa.
Ci sono due Pd, quello del territorio dove con l'Idv si sta realizzando un nucleo di alternativa e quello della dirigenza politica fatto di invidia e insoddisfazione. Noi facciamo politica, non è colpa nostra se gli elettori ci premiano.
Il ferro è consumato dalla ruggine, l'invidioso dal suo vizio.
Ciò che rende terribile questo mondo è che mettiamo la stessa passione nel cercare di essere felici e nell'impedire che gli altri lo siano.