Il ferro è consumato dalla ruggine, l'invidioso dal suo vizio.- Plutarco
Il ferro è consumato dalla ruggine, l'invidioso dal suo vizio.
Per raggiungere la serenità interiore, è bene non trascurare quel che c'è di favorevole e di buono negli avvenimenti che ci capitano contro la nostra volontà, oscurando e bilanciando il peggio con il meglio.
Nulla rivela meglio il carattere di un uomo quanto il suo modo di comportarsi quando detiene un potere sugli altri.
Non cercare la voce nei pesci né la virtù nelle persone male educate.
L'amicizia è animale da compagnia, non da gregge.
La morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto.
Il male è che se c'è qualcosa di bello qualcuno vuole che sia brutta. Il male è un bambino che piange perché ha paura di mostri che non ci sono. Il male è non essere capaci di ballare e decidere di maledire chi balla invece di imparare a farlo.
Come la ruggine consuma il ferro, così la invidia consuma gli invidiosi.
Certo che la fortuna esiste. Altrimenti come potremmo spiegare il successo di quelli che non ci piacciono?
La nostra invidia dura sempre più a lungo della felicità di chi è invidiato.
L'invidia non arriva mai al ballo vestita da invidia. Arriva vestita da qualcos'altro: ascetismo, standard elevati, buonsenso.
Ogni volta che penso alla crocifissione di Cristo, commetto il peccato dell'invidia.
L'invidia deriva dal confronto irrazionale fra quanto hanno raggiunto altre persone e quanto avete raggiunto voi. Non è la mancanza delle qualità che possiedono gli altri a causare il vostro insuccesso, bensì l'incapacità di valorizzare a dovere le qualità che possedete.
Un successo letterario clamoroso riesce a spegnere l'invidia, non ad accendere la stima.
Il morso dell'invidia è quello spasmo doloroso che ci afferra nostro malgrado alla vista di qualcuno che possiede quello che non possediamo e che desideriamo. E' il prodotto della vertigine della mancanza.
L'invidia, la bile dell'anima.