Il ferro è consumato dalla ruggine, l'invidioso dal suo vizio.- Plutarco
Il ferro è consumato dalla ruggine, l'invidioso dal suo vizio.
I dolori grandi durano poco, quelli che durano non sono grandi.
Molti portano i capelli lunghi perchè è l'ornamento meno costoso di tutti.
Non cercare la voce nei pesci né la virtù nelle persone male educate.
È facile scoprire un difetto, ma far di meglio può essere difficile.
Tra invidia e superbia c'è una sottile parentela dovuta al fatto che il superbo, se da un lato tende a superare gli altri, quando a sua volta viene superato non si rassegna, e l'effetto di questa non rassegnazione è l'invidia.
Il primo peccato del diavolo è stata l'invidia, scaturita dal fatto di sapere che il Verbo si sarebbe incarnato.
L'invidia non arriva mai al ballo vestita da invidia. Arriva vestita da qualcos'altro: ascetismo, standard elevati, buonsenso.
L'emulazione è la passione delle anime nobili; l'invidia il supplizio di quelle vili.
Tre sono gli istinti primordiali: l'angoscia, l'invidia e il senso di immortalità.
Il guadagno altrui viene quasi sempre percepito come una perdita propria.
L'invidia sempre vile e bassa, avversa alla giustizia e alla benevolenza è quella che sbandisce dall'animo ogni pace e tranquillità nel suo livore, che è capace del tradimento e della calunnia per opprimere ed abbassare il merito, che si espone giustamente all'odio ed all'esecrazione di tutti.
L'invidioso non muore mai una volta sola, ma tante volte quante l'invidiato vive salutato dal plauso della gente.
È nel carattere di pochi uomini onorare senza invidia un amico che ha fatto fortuna.
Quando non si hanno più capelli, si trovano ridicoli i capelli lunghi.