Il ferro è consumato dalla ruggine, l'invidioso dal suo vizio.- Plutarco
Il ferro è consumato dalla ruggine, l'invidioso dal suo vizio.
Quando mento e dico che sto mentendo, mento o dico la verità?
L'arroganza, la presunzione, il protagonismo, l'invidia: questi sono i difetti da cui occorre guardarsi.
Gli uomini in stato di veglia hanno un solo mondo che è loro comune. Nel sonno ognuno ritorna a un suo proprio mondo particolare.
La morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto.
Nulla di superfluo è mai a buon mercato, perché ciò di cui non si ha bisogno è caro ad un soldo.
Se a ciascun l'interno affanno Si leggesse in fronte scritto Quanti mai, che invidia fanno Ci farebbero pietà!
L'invidia è ignoranza.
L'emulazione è la passione delle anime nobili; l'invidia il supplizio di quelle vili.
L'invidia è come prendere un veleno e aspettare che l'altra persona muoia.
L'invidia è un cieco che vuole strapparti gli occhi.
L'invidia, la bile dell'anima.
L'invidia è il tormento dell'impotenza.
L'invidia è odio, è la base, se non lo zoccolo duro di tutte le psicopatologie. Perché se ti invidio, inevitabilmente voglio il tuo male, e se voglio il tuo male, inevitabilmente voglio il "mio" male.
Il vasaio ce l'ha con il vasaio e l'artigiano con l'artigiano, il mendico invidia il mendico e il poeta il poeta.
E di innumerevoli afflizioni è generoso il mondo, ma i morsi dell'invidia sono tra le ferite più sanguinose, profonde, difficili, da rimarginare e complessivamente degne di pietà.