Ogni volta che penso alla crocifissione di Cristo, commetto il peccato dell'invidia.- Simone Weil
Ogni volta che penso alla crocifissione di Cristo, commetto il peccato dell'invidia.
L'amicizia esiste soltanto quando è mantenuta e rispettata a distanza.
I santi (i quasi santi) sono più esposti degli altri al diavolo, perché la reale conoscenza che posseggono della propria miseria rende loro la luce quasi intollerabile.
Nell'universo cristallino della matematica vengono tese alla ragione le stesse trappole che nel mondo reale.
Nessuno ha amore più grande di colui che sa rispettare la libertà dell'altro.
Chi riesce a mantenere la propria anima orientata verso Dio mentre un chiodo la trafigge, si trova inchiodato al centro stesso dell'universo. È il vero centro, che non sta nel mezzo, che è fuori dello spazio e del tempo, che è Dio.
L'invidia è naturale all'uomo: tuttavia è un vizio e una disgrazia allo stesso tempo.
Invidioso non è tanto chi soffre che altri abbia qualcosa che lui non ha, quanto chi soffre che altri abbia ciò che lui ha.
Ogni volta che penso alla crocifissione di Cristo pecco d'invidia.
Il primo peccato del diavolo è stata l'invidia, scaturita dal fatto di sapere che il Verbo si sarebbe incarnato.
Sono immune dall'invidia, libero di provare ammirazione e amicizia, che bellezza! Non c'è niente di più triste di qualcuno che soffre per il successo altrui, che è schiavo della critica e del rancore, che trasuda invidia, che si dibatte nel dispetto: un infelice.
L'invidia è una terribile fonte di infelicità per moltissima gente.
A differenza della lussuria, della superbia, della gola, l'invidia è forse l'unico vizio che non dà piacere.
L'invidia è come prendere un veleno e aspettare che l'altra persona muoia.
O invidia, radice di mali infiniti, verme roditore di tutte le virtù!
Invidia, radice d'infiniti mali e tarlo delle virtù! Tutti i vizi seco si traggono.