Tre sono le cose che dovremmo sempre evitare: l'odio, l'invidia ed il disprezzo.- Publilio Siro
Tre sono le cose che dovremmo sempre evitare: l'odio, l'invidia ed il disprezzo.
La pazienza spesso provocata diventa ira furibonda.
Un piccolo debito produce un debitore, uno grande, un nemico.
Non si può realizzare un guadagno senza che qualcun altro subisca una perdita.
Tutti obbediscono con animo sereno quando a comandare è una persona che ne è degna.
È più facile ottenere un favore dalla fortuna piuttosto che trattenerla.
L'invidia somiglia molto all'amore: essere invidiato è quasi essere amato.
L'invidia è odio, è la base, se non lo zoccolo duro di tutte le psicopatologie. Perché se ti invidio, inevitabilmente voglio il tuo male, e se voglio il tuo male, inevitabilmente voglio il "mio" male.
L'invidia è come una palla di gomma che più la spingi sotto e più torna a galla.
L'invidia, la bile dell'anima.
Il cane chiuso nel recinto abbaia a quello che scorrazza liberamente.
Non invidiamo quelli che stanno più in alto: quelle che sembravano vette si sono rivelate dirupi.
Essere felici è essere invidiati. Ebbene, c'è sempre qualcuno che c'invidia. Si tratta di conoscerlo.
La spia va a caccia per conto d'altri, come il cane; l'invidioso va a caccia per conto proprio, come il gatto.
L'invidia è il segno sicuro del difetto, dunque se è rivolta ai meriti altrui è il segno del difetto di meriti propri.
Il guadagno altrui viene quasi sempre percepito come una perdita propria.