Una perdita che non si conosce è una perdita totale.- Publilio Siro
Una perdita che non si conosce è una perdita totale.
L'uomo timoroso si definisce cauto, quello ignobile, parsimonioso.
La pazienza messa troppe volte alla prova diventa rabbia.
La necessità non conosce altra legge che la conquista.
L'avaro non è buono nei confronti di nessuno, pessimo nei confronti di sé stesso.
L'uomo paziente e forte si rende felice da solo.
Quando perdi, non perdere la lezione.
Nessuno resta quello che è quando gli portano via tutto.
La perdita di cui non ci si avvede non è una perdita.
È inevitabile tanto perdere la vita, quanto perdere i beni e, se lo comprendiamo, questo è proprio un conforto. Impara a perdere tutto serenamente: dobbiamo morire.
Perdere se stessi. Una volta che si sia trovato se stesso, bisogna essere capace di tempo in tempo di perdersi e poi di ritrovarsi: presupposto che si sia un pensatore. A questo è infatti dannoso essere legato sempre a una stessa cosa.
Talvolta, durante una discussione o un litigio, occorre saper perdere subito per farlo con eleganza. Così nel sumo, se per vincere a tutti i costi si ricorre all'imbroglio, si è peggio che perdenti, si è al tempo stesso sconfitti e indegni.
Talvolta il miglior guadagno è nel perdere.
È vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
Nessun uomo può perdere ciò che non ha mai avuto.