È cosa egregia imparare a morire.- Lucio Anneo Seneca
È cosa egregia imparare a morire.
Il dolore. Se ti posso sopportare, sei leggero; se non posso, durerai poco.
Non c'è vizio che non possa trovar difesa.
Il destino guida chi lo segue di buona voglia, trascina chi si ribella.
Il saggio vivrà quanto deve, non quanto può. Osserverà dove gli toccherà vivere, con chi, in che modo e che cosa dovrà fare. Egli bada sempre alla qualità della vita, non alla lunghezza.
Il saggio non può perdere nulla; tutto ha riposto in sé, non affida nulla alla fortuna, ha i suoi beni al sicuro, appagato della virtù.
Ma morire è proprio questo - non più sapere che sei morta.
Parlare di morte è come parlare di denaro. Noi non sappiamo né il prezzo né il valore.
Ahimè al cielo, ahimè alla luna sole e stelle mi portan fortuna! Io vivo per soffrire, e vorrei sol morire!
L'uomo è un pacco postale che la levatrice spedisce al becchino.
Una morte è una tragedia, un milione di morti è statistica.
Non ho paura di morire. E' solo che non vorrei essere lì quando questo succede.
La morte del corpo non è la fine dello spirito, ma solo una tappa del viaggio, come quando nei tempi andati si cambiava diligenza.
L'eccesso di dolore per la morte è follia; perché è una ferita ai viventi, e i morti non la conoscono.
Non sapendo come cavarsela, la natura ci fa morire.
Per tre giorni dopo la morte i capelli e le unghie continuano a crescere ma le telefonate calano progressivamente.