È cosa egregia imparare a morire.- Lucio Anneo Seneca
È cosa egregia imparare a morire.
Chi è padrone di sé non perde niente.
Innanzi tutto è più facile respingere il male che governarlo, non accoglierlo che moderarlo, una volta accolto, perché, quando si è insediato da padrone in un animo, diventa più forte di chi dovrebbe governarlo e non si lascia troncare ne rimpicciolire.
Ciò che è dato con orgoglio ed ostentazione dipende più dall'ambizione che dalla generosità.
La fortuna teme i forti e schiaccia i paurosi.
La virtù è ricompensa a se stessa.
Notare nei cimiteri il grande rispetto della morte da parte di gente che non ha rispetto per la vita.
Gli uomini temono la morte come i bambini temono il buio; e come quella paura naturale nei bambini è accresciuta da fole e racconti, così è dell'altra.
Morire è tremendo, ma l'idea di morire senza aver vissuto è insopportabile.
Alessandro il Macedone e il suo stalliere, una volta morti, hanno fatto la stessa fine: o entrambi riassorbiti nei medesimi princìpi seminali del mondo oppure, con pari trattamento, dispersi negli atomi.
La morte è dolce a chi la vita è amara.
A volte penso che sarebbe meglio evitare la vecchiaia e morire giovane. Ma vorrebbe dire non completare la propria vita, non riuscire a conoscersi completamente.
Prima di morire voglio sentire l'urlo di una farfalla.
Morire è una vera stronzata. Darei la vita per non morire.
Che zitella divento, se mi manca il coraggio di amare la morte!
Si nasce una sola volta, ma si muore per sempre.