Se non ci fosse, a questo mondo, l'infelicità, ci potremmo credere in paradiso.- Simone Weil
Se non ci fosse, a questo mondo, l'infelicità, ci potremmo credere in paradiso.
Ogni volta che penso alla crocifissione di Cristo, commetto il peccato dell'invidia.
La pienezza dell'amore del prossimo è semplicemente l'essere capaci di domandargli: "Qual è il tuo tormento?".
La superstizione moderna del progresso è un sottoprodotto della menzogna con la quale si è trasformato il cristianesimo in religione romana ufficiale.
Non è forse la massima sventura, quando si lotta contro Dio, quella di non essere vinti?
Oggi non è sufficiente essere santo: è necessaria la santità che il momento presente esige, una santità nuova, anch'essa senza precedenti.
Gli infelici valutano costantemente gli altri, criticano continuamente il loro comportamento e spesso su di loro sfogano il proprio personale malessere o fallimento.
Se infelice è l'innamorato che invoca baci di cui non sa il sapore, mille volte più infelice è chi questo sapore gustò appena e poi gli fu negato.
Il mezzo più sicuro per non essere molto infelici è la rinuncia a pretendere di essere molto felici.
Essere sempre infelici, ma non troppo, è condizione sine qua non di piccole e intermittenti felicità.
Cosa e dove saremmo senza la nostra infelicità? Essa ci è, nel vero senso della parola, dolorosamente necessaria.
L'infelicità è per il nostro animo il calore che lo mantiene tenero.
La condizione dell'uomo poggia su buone basi: nessuno è infelice se non per sua colpa. Ti piace vivere? Vivi; se no, puoi tornare da dove sei venuto.
Ognuno è infelice nella misura in cui crede di esserlo!
L'infelicità degli uomini viene da una sola cosa, non sapersene stare in pace in una camera.
Nessuno può vantarsi o sdegnarsi con verità dicendo: io non posso essere più infelice di quel che sono.