Se non ci fosse, a questo mondo, l'infelicità, ci potremmo credere in paradiso.- Simone Weil
Se non ci fosse, a questo mondo, l'infelicità, ci potremmo credere in paradiso.
La perfezione è impersonale.
Solo l'infinita purezza non viene contaminata dal contatto col male. Ogni purezza limitata finisce con il corrompersi, se il contatto è prolungato.
L'unicità di Dio, in cui sparisce ogni pluralità, e l'abbandono in cui crede di trovarsi Cristo pur non cessando di amare perfettamente il Padre, sono due forme divine dello stesso Amore, che è Dio stesso.
Tutti i moti naturali dell'anima sono retti da leggi analoghe a quelle della pesantezza materiale. Solo la grazia fa eccezione.
È vero che bisogna amare il prossimo, ma nell'esempio che Cristo dà per illustrare questo comandamento il prossimo è un essere nudo e sanguinante, svenuto sulla strada e di cui non si sa niente. Si tratta di un amore del tutto anonimo, e per ciò stesso universale.
Gli uomini che sono infelici, come gli uomini che dormono male, ne menano sempre vanto.
L'infelicità è per il nostro animo il calore che lo mantiene tenero.
Nessuno è più infelice che la maggior parte di quelli che sono generalmente ritenuti felici.
Talvolta si prende come cattiva abitudine l'essere infelici.
Il segreto per essere infelice è avere abbastanza tempo per preoccuparsi se si è felici o no.
Tutta l'infelicità dell'uomo deriva dalla sua incapacità di starsene nella sua stanza da solo.
Essere sempre infelici, ma non troppo, è condizione sine qua non di piccole e intermittenti felicità.
Nessuno può vantarsi o sdegnarsi con verità dicendo: io non posso essere più infelice di quel che sono.
Ben difficilmente si vede un uomo infelice per non essere riuscito a scorgere ciò che avviene nell'anima altrui; ma colui che non avverte i moti della propria anima, è inevitabile che sia infelice.
Per non diventare molto infelici il mezzo più sicuro sta nel non pretendere di essere molto felici.