L'istinto di autoconservazione è a volte la molla del suicidio.- Stanisław Jerzy Lec
L'istinto di autoconservazione è a volte la molla del suicidio.
Aveva la coscienza pulita. Mai usata.
Bisogna sempre essere se stessi. Il cavallo, senza ussero, resta sempre un cavallo. L'ussero senza cavallo è soltanto un uomo.
Gli analfabeti devono sempre dettare.
La lotta per il potere va condotta contro di esso.
C'è chi salta direttamente dal passato al futuro, sul presente cade solo la sua ombra.
Il suicidio dimostra che ci sono nella vita mali più grandi della morte.
Può essere che, tra tutti gli uomini che avrebbero delle ragioni per suicidarsi, si uccidano quelli che sono irritabili, suscettibili, poco capaci di padroneggiarsi.
Stima la vita al suo giusto valore chi l'abbandona per un sogno.
L'ossessione del suicidio è caratteristica di colui che non può né vivere né morire, e che non distoglie mai l'attenzione da questa duplice impossibilità.
E' ottimista. Crede che dipenda da lui quando vuole suicidarsi.
Si tratta di suicidio!
Proprio come sceglierò la mia nave quando mi accingerò ad un viaggio, o la mia casa quando intenderò prendere una residenza, così sceglierò la mia morte quando mi accingerò ad abbandonare la vita.
Perché rinunciare? Perché arrendersi? Esiste al mondo una croce su cui valga la pena suicidarsi?
A che serve sbarazzarsi del mondo, quando nessun'anima mai sfugge al destino eterno della vita?
Il suicida è un carcerato che, nel cortile della prigione, vede una forca, crede erroneamente che sia destinata a lui, evade nottetempo dalla sua cella, scende giù e s'impicca da sé.