Ma non è forse una vanità credersi superiori al mistero o ignorarlo?- Susanna Tamaro
Ma non è forse una vanità credersi superiori al mistero o ignorarlo?
Io sono convinta che la scrittura non serva per farsi vedere ma per vedere.
Quando la strada alle tue spalle è più lunga di quella che hai davanti, vedi una cosa che non avevi mai visto prima: la via che hai percorso non era dritta ma piena di bivi.
La filosofia e il sole si assomigliano, entrambi devono cacciare la notte ‐ la notte fisica e la notte della mente ‐ quella che fa vivere l'uomo annegato in un oceano di superstizione.
Quando si lacera, il cuore che rumore fa? Il tonfo di una spugna inzuppata o il sibilo di un fuoco pirotecnico bagnato dalla pioggia?
In un mondo dominato dal delirio onnipotente della tecnologia, le catastrofi naturali ci parlano, ci ricordano che siamo esseri insignificanti, formiche che passeggiano sul dorso di un gigante.
Un uomo evoluto e perbene non può essere vanitoso senza un'illimitata severità con se stesso e senza disprezzarsi fino all'odio in certi momenti.
Vi sarebbe un modo per risolvere tutti i problemi economici: basterebbe tassare la vanità.
Purché un uomo non sia pazzo, si può guarirlo da ogni follia tranne la vanità.
Si parla poco quando non è la vanità a farci parlare.
Il piangere si addice solo o ai seduttori che vogliono conquistare con le frasi l'incauta vanità delle donne, o ai sognatori.
La vittoria della vanità non è la modestia, tanto meno l'umiltà, è piuttosto il suo eccesso.
Vanità. Deferenza significa scomodatevi.
Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità, tutto è vanità.
Se non proprio col respiro, la vanità nasce con la stazione eretta.
Ciò che simboleggia meglio la vanità di tutte le cose, fama letteraria compresa, è il fiore di zucca: dura appena lo spazio di un giorno, poi appassisce e muore.