Dolce è l'ira in aspettar vendetta.- Torquato Tasso
Dolce è l'ira in aspettar vendetta.
Muiono le città, muoiono i regni, copre i fasti e le pompe arena ed erba, e l'uom d'esser mortal par che si sdegni: oh nostra mente cupida e superba!
La vergogna ritien debil amore: ma debil freno è di potente amore.
Quivi Napoli bella i regi alberga, Città vittoriosa e trionfale: Veggio altri tempi ancor, e in altri monti Quel ch'ora innalza tre sublimi fronti.
Nel mondo mutabile e leggero costanza è spesso il variar pensiero.
Chi imparar vuol d'amare, disimpari il rispetto: osi, domandi, soleciti, importuni, al fine involi e se questo non basta, anco rapisca.
La vendetta procede sempre dalla debolezza dell'animo, che non è capace di sopportar le ingiurie.
Di certo, nel vendicarsi, un uomo è soltanto pari al suo nemico, ma ignorandolo gli è superiore poiché perdonare è da principe.
Indica ma non vendica i nostri affanni il pianto.
Risorgerò nemico ognor più crudo,Cenere anco sepolto e spirto ignudo.
La lode che s'acquista in non lasciarsi offendere avanza la gloria che si guadagna vendicandosi.
Maledetta sia la vendetta, e se massacrano il mio fratello prediletto non voglio vendetta, voglio altri uomini.
L'inconscio si vendica di notte.
Il vino consumato dallo imbriaco. Esso vino col bevitore si vendica.
Sorgi, vendicatore, dalle mie ossa.
Bene, vai per la tua strada;ma non ti allontanerai da questo bosco,finché non ti avrò torturato per questa offesa.